lunedì 9 gennaio 2012

Book Preview: Royal House of Shadows 1#



C'era una volta ... il regno di Elden, che fu conquistato da una stirpe di stregoni. La regina, per salvare i propri figli, li divise e li disperse in luoghi lontani e sconosciuti, mentre il re affidò loro il compito di vendicarsi degli stregoni invasori. Solo un orologio magico collega i quattro discendenti reali ... ed il tempo sta per scadere.

Questa è la premessa alla Royal House of Shadows, la serie sulla Casa reale delle ombre.
Quattro fratelli, eredi reali, perduti e ... maledetti.
La storia comincia nella terribile e tragica morte del re e della regina del regno di Elden: un oscuro e malvagio stregone ha conquistato il potere e ridotto in schiavitù tutto il regno. Ora Elden è una terra bruciata e sterile, dove non cresce più alcuna pianta e la vita è insostenibile.
Con il loro ultimo respiro ed usando tutta l'energia per un ultima disperata magia, la coppia reale ha nascosto i loro quattro figli agli angoli più remoti del loro regno. 
Il potere dei quattro eredi è ancora debole, poichè su ognuno di loro grava un incantesimo che incide sulla loro memoria e sul loro potere. Un orologio misterioso è l'unico collegamento che collega i quattro fratelli.

Questa nuovissima serie, appena finita di pubblicare in America, è stata scritta ad 8 mani da alcune delle più brave e famose autrici urban fantasy d'America. Ogni fratello ha quindi un libro che racconta la sua storia, ed in questo appuntamento della nostra rubrica "Book Preview" ci soffermeremo sul primo libro della saga ( ad ogni aggiornamento successivo ci soffermeremo sugli altri libri!).

LIBRO PRIMO

Il Signore dei Vampiri, di Gena Showalter.

Nicolai il vampiro era famoso per la sua irresistibile virilità ed aria seducente. Per un beffardo gioco del destino è diventato uno schiavo del sesso della regina del regno di Delfina: spogliato di tutti i suoi averi (compreso l'orologio magico) e della sua stessa memoria. Tutto ciò che gli è rimasto è un primordiale istinto alla libertà, una sete di implacabile vendetta e un irresistibile passione per l'unica donna che potrebbe aiutarlo a fuggire dalla sua prigionia.

Nei sogni di Jane Parker, un sensuale e sfrenato vampiro si insinua con costante intensità. Jane è la chiave per la memoria di Nicolai ... ma per un essere umano, la vita a Delfina, può risultare molto pericolosa.

(Traduzione della bravissima Jewel69)
Prologo

C‘era una volta, in una terra di vampiri, mutaforme e streghe, lo Stregone del Sangue che ambiva all‘unico potere a lui negato: il diritto di governare. Lui e la sua mostruosa armata attaccarono il palazzo reale, massacrarono gli amati re e regina di Elden e cercarono di fare lo stesso a Nicolai, il principe ereditario, come ai suoi tre fratelli, Breena, Dayn e Micah.
Lo stregone riuscì in tutti i suoi piani, tranne nell‘ultimo. Non aveva fatto i conti con la brama di giustizia di un re e l‘amore di una madre per i suoi bambini.
Proprio prima di esalare l‘ultimo respiro, il re usò il suo potere per riempire la sua discendenza con un indistruttibile bisogno di vendetta, assicurandosi così che combattessero per l‘eternità per reclamare ciò che gli era dovuto. Allo stesso tempo, la regina usò il suo potere per scacciarli, salvandoli. Per il momento.
Ma, il re e la regina erano deboli, le loro menti annebbiate dal dolore, e la loro magia in conflitto.
Così, i reali erano adesso legati alla distruzione dell‘uomo che aveva ucciso i loro genitori, e tuttavia erano anche stati scacciati dal palazzo, ognuno avventurandosi in un regno diverso all‘interno del loro modo, con un unico legame con la Casa Reale di Elden: un orologio, datogli dai loro genitori.
Nicolai, L‘Oscuro Seduttore come lo chiamava la sua gente, era a letto, ma non da solo. Non era mai da solo. Era un uomo conosciuto per la violenza del suo temperamento, come per la squisitezza del suo tocco; e dopo i festeggiamenti del compleanno del suo fratello più giovane, si era ritirato nella sua camera privata per confinarsi con la sua nuovissima conquista.
Quello fu il momento in cui lo colpì la duplice natura degli incantesimi.
Quando subito dopo riaprì gli occhi, si era ritrovato in un altro letto — e non con la compagna che si era scelto. Era ancora
nudo. Solo che ora era incatenato, schiavo di ogni desiderio che aveva evocato nella sua amante. Desiderio che si era mescolato con la magia e che lo aveva spedito direttamente al Mercato del Sesso, dov‘era stato prontamente venduto alla principessa di Delfina, il suo volere non più il suo, il suo piacere non più il suo, il suo orologio rubato e i suoi ricordi cancellati dalla sua mente.
Due cose, però, non gli potevano essere tolte, non importava con quanto fervore ci provasse la principessa. La gelida rabbia nel suo petto ed il cocente bisogno di vendetta nelle sue vene.
La prima, l‘avrebbe sfogata. Il secondo lo avrebbe assaporato. Prima con la principessa, e poi con uno stregone che non poteva quasi ricordare, ma uno stregone che conosceva e disprezzava ugualmente.
Presto.
Doveva solo fuggire …

CAPITOLO 1

―Io ho bisogno di te, Jane.
Jane Parker accigliandosi appoggiò il blocco sul bancone della cucina. Studiò il libro rilegato in pelle sfregiata che giaceva dentro una scatola disadorna, circondato da un mare di velluto nero. Qualche minuto prima era ritornata dalla sua corsetta di otto chilometri. Quel pacchetto la stava aspettando sotto al suo portico.
Non c‘era nessun mittente. Nessuna spiegazione del perché il pacco era stato lasciato per lei, e nessun accenno a chi era quel ―Io. O perché c‘era bisogno di Jane. Perché qualcuno avrebbe dovuto avere bisogno di lei? Aveva ventisette anni e solo recentemente aveva riacquistato l‘uso delle gambe.
Non aveva famiglia, amici, lavoro. Non più. La sua piccola casetta ne La Più Piccola Città di Sempre, Oklahoma, era isolata, a malapena un puntino nella vicina distesa di verdi alberi rigogliosi e contro l‘immenso cielo azzurro.
Avrebbe potuto gettare il pacchetto. La curiosità, naturalmente, superava di gran lunga la cautela. Come sempre.
Con molta attenzione, sollevò il libro. Nel momento del contatto, vide le sue mani coperte di sangue e boccheggiò, lasciando cadere il pesante volume sul piano. Quando però alzò le mani verso la luce, erano pulite, le sue unghie curate e smaltate di un bel rosa chiaro.
Hai un’immaginazione iperattiva, e troppo ossigeno che sta pompando nelle vene a causa della corsa. Tutto qua.
Fredda, dura logica — la sua migliore e unica amica.
La rilegatura del libro scricchiolò quando lo aprì al centro, dove giaceva un nastro rosa sbrindellato. L‘odore di polvere e muschio salì, stratificato con qualcos‘altro. Qualcosa … che le faceva venire l‘acquolina in bocca e che era leggermente familiare. La sua preoccupazione divenne più profonda.
Nella sua sedia cambiò posizione, una fitta di dolore divampò attraverso le sue gambe, e fece una smorfia. Oh, sì. Le venne decisamente l‘acquolina in bocca quando catturò una più lieve traccia di sandalo. La pelle d‘oca esplose sulla sua pelle, facendo formicolare i suoi sensi, ribollire il suo sangue. Com‘era imbarazzante. E, okay, com‘era interessante. Dall‘incidente d‘auto che aveva rovinato la sua vita undici mesi prima, aveva sperimentato eccitazione solo di notte, nei suoi sogni. Reagire così di giorno, a causa di un libro … strano.
Non si permise di riflettere sul perché. Non c‘era una risposta che l‘avrebbe soddisfatta. Invece, si concentrò sulle pagine di fronte a lei. Erano ingiallite e fragili, delicate. E imperlate di sangue? Piccoli punti di cremisi seccato deturpavano i bordi.
Gentilmente strofinò la punta della dita lungo il testo scritto a mano, catturando con lo sguardo alcune parole. Catene. Vampiro. Appartiene. Anima. Altra pelle d‘oca, altro formicolio.
Un po‘ di rossore in volto.
I suoi occhi si socchiusero. Almeno il profumo di sandalo aveva senso. Negli ultimi mesi, aveva sognato di un vampiro maschio incatenato e si era svegliata per la fragranza che impregnava la
sua pelle. E già, lui era colui che l‘aveva eccitata. Non l‘aveva raccontato a nessuno. Quindi, come faceva qualcuno a sapere di darle quel … diario?
Aveva lavorato per anni nella fisica quantistica, così come quella che era considerata scienza di confine, studiando le creature dei miti e leggende. Aveva condotto interviste guidate con veri e propri bevitori di sangue e aveva anche dissezionato i corpi portati al suo laboratorio.
Sapeva che vampiri, mutaforme e altre creature della notte esistevano, anche se i suoi colleghi dalla parte dell‘equazione della fisica quantistica non erano stati al corrente della verità. Quindi, forse qualcuno l‘aveva scoperto e questo era un semplice scherzo. Forse i suoi sogni non avevano nessuna connessione. Eccetto, che era sembrata passata un‘eternità da quando aveva avuto qualche contatto con quei collaboratori. Inoltre, chi avrebbe fatto una cosa simile? A nessuno di loro era importato abbastanza di lei per fare qualcosa.
Lascia perdere, Parker. Prima che sia troppo tardi.
L‘ordine scaturito dai suoi istinti di autoconservazione non avevano senso. Troppo tardi per cosa?
I suoi istinti non le offrirono alcuna risposta. Bene, la scienziata nel suo bisogno di sapere cosa stava succedendo.
Jane si schiarì la gola. ―Leggerò solo pochi passaggi, e questo è quanto. Era rimasta sola da quando aveva lasciato l‘ospedale molti mesi prima, e qualche volta il suono della sua voce era meglio del silenzio. ―Catene circondavano il collo, i polsi e le caviglie del vampiro. Siccome la sua camicia e i suoi pantaloni gli erano stati strappati via, e un perizoma era il suo unico indumento, non c‘era niente a proteggere la sua pelle già brutalizzata. Le maglie lo tagliavano in profondità, fino all‘osso, prima di guarire — e riaprirsi ancora. Non gli importava. Cos‘era la sofferenza quando la tua volontà, la tua stessa anima, non ti apparteneva più? Strinse la labbra mentre un‘ondata di vertigine si abbatteva attraverso di lei. Passò un momento, poi un altro, il suo battito
cardiaco accelerava, martellando all‘impazzata contro le sue costole.
Immagini crude irruppero dentro di lei. Quest‘uomo — questo vampiro — legato, impotente. Affamato. Le sue labbra rigogliose erano tirate, in tensione, i suoi denti aguzzi, bianchi. Era sorprendentemente abbronzato, muscoloso in modo allettante, con capelli scuri e in disordine e un viso così misteriosamente bello che avrebbe tormentato le sue fantasie notturne per gli anni a venire.
Quello che aveva appena letto, lo aveva già visto. Molte volte. Come? Non lo sapeva. Quello che sapeva era che nei suoi sogni, sentiva compassione per quest‘uomo, anche rabbia. Eppure, c‘era sempre quel basso fremito di eccitamento in sottofondo. Ora, l‘eccitamento prese il centro della scena.
Più respirava, più il profumo di sandalo si aggrappava a lei, e più la sua realtà si modificava, come se questa, la sua casa, non fosse niente di più di un miraggio. Come se la gabbia del vampiro fosse reale. Come se lei avesse bisogno di alzarsi e camminare — no, correre — fino a raggiungerlo. Tutto pur di essere con lui, ora e per sempre.
Okay. Discorso chiuso. Chiuse il libro di botto, anche se così tante domande erano state lasciate in sospeso, e se ne andò a grandi passi.
Una reazione così forte si collegava con i suoi sogni, annullando totalmente l‘idea di uno scherzo. Non che lei avesse messo molta speranza in quella direzione. Le restanti possibilità la turbavano, comunque, e si rifiutava di contemplarle.
Si fece la doccia, indossò una maglietta e dei jeans e fece una colazione nutriente. Spontaneamente, si trovò con lo sguardo a ritornare al rilegato in pelle, ripetutamente. Si chiedeva se il vampiro schiavizzato era reale — e se stava bene. Se poteva aiutarlo. Un po‘ di volte, aveva persino aperto il libro nel mezzo prima di realizzare che si era mossa. Tutte le volte schizzava fuori prima che la storia potesse intrappolarla. Forse era per quello che quella stupida cosa era stata data a lei. Per agganciarla, per
rispedirla di corsa al lavoro. Bene, lei non aveva bisogno di lavorare. Per lei i soldi non erano un problema. Oltre a questo, non era più innamorata delle scienze. Perché doveva esserlo? Non c‘era mai una soluzione, solo più problemi.
Perché quando un pezzo del puzzle si incastrava al suo posto, ce n‘era bisogno sempre altri venti in più. E alla fine, nulla di ciò che facevi, nulla di ciò che fosse stato risolto o svelato, avrebbe salvato colui che amavi. Ci sarebbe sempre stato qualche stupido ragazzo che si sparava qualche cicchetto al bar locale, si metteva in macchina e urtava la tua. O qualcosa di ugualmente tragico.
La vita era un caso.
Jane desiderava ardentemente la monotonia.
Ma quando mezzanotte si avvicinò, la sua mente ancora non si era stabilizzata riguardo al vampiro. Arrendendosi, ritornò in cucina, afferrò il libro e si avvicinò furtivamente al letto. Solo pochi altri passaggi, maledetto, poi avrebbe iniziato ancora a desiderare ardentemente la monotonia.
La maglietta abbondante di Jane le si ammassò in vita quando appoggiò il libro sulle sue gambe rialzate, aperto al centro della storia, dove il segnalibro era ancora al suo posto, e rivolse la sua attenzione alle pagine. Per molti secondi, le parole apparvero scritte in un linguaggio che lei non capiva. Poi, un battito di ciglia dopo, erano scritte di nuovo in Inglese.
Va – bene. Molto strano, e sicuramente — se tutto andava bene — da parte sua uno svarione del tipo Ho-solo-bisogno-di-dormire.
Trovò il suo punto. ―Lo chiamavano Nicolai. 
Nicolai. Un nome forte e attraente. Le sillabe rotolavano nella sua mente, una carezza. I suoi capezzoli s‘incresparono, struggendosi per un bacio caldo e bagnato, e ogni centimetro della sua pelle avvampò. Ripensò. Lei non aveva mai intervistato un vampiro chiamato Nicolai, e quello nel suo sogno non le aveva mai rivolto la parola. Lui non l‘aveva mai riconosciuta in nessun modo. ―Lui non conosceva il suo passato o se avesse un futuro. Conosceva soltanto il suo presente. Il suo odiato, tortuoso presente. Era uno schiavo, rinchiuso come un animale.
Proprio come prima, un‘ondata di vertigini la colpì violentemente. Questa volta, Jane continuò, anche se il suo petto si costringeva. ―Era tenuto pulito e lubrificato. Sempre. Giusto nel caso che la Principessa Laila avesse avuto bisogno di lui nel suo letto. E la principessa aveva avuto bisogno di lui. Spesso. I suoi desideri crudeli e bizzarri lo lasciavano sconfitto e pieno di lividi. Non che lui avesse mai accettato la sconfitta. L‘uomo era selvaggio, quasi incontrollabile, e così pieno d‘odio che chiunque lo guardava vedeva la propria morte nei suoi occhi.
Il senso di vertigine si intensificò. Così fece anche il desiderio, dannazione. Addomesticare un uomo come quello, avere tutto il suo vigore focalizzato su di te, colpendoti dentro … il suo disponibile coinvolgimento … Jane rabbrividì.
Parker, dimentica la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Si schiarì la gola. ―Lui era duro, spietato nel cuore, un guerriero. Un uomo abituato al controllo assoluto. O almeno, pensava di esserlo. Anche con la sua mancanza di memoria, era evidentemente consapevole che ogni ordine rivolto a lui riduceva i suoi nervi in pezzi.
Un altro brivido la fece tremare. Strinse i denti. Lui aveva bisogno della sua compassione, non del suo desiderio. Lui è così reale per te? Sì, lo era. ―Almeno avrebbe avuto alcuni giorni di tregua,‖ continuò a leggere, ―dimenticato da tutti. L‘intero palazzo era effervescente per il ritorno della Principessa Odette dalla tomba e —―
Il resto della pagina era vuota. ―E cosa?‖ Jane sfogliò alla successiva, ma prontamente realizzò che la storia era finita con una suspance interrotta. Grandioso.
Fortunatamente — o no — scoprì un‘altra scritta verso la fine e batté le palpebre, scosse la testa. Le parole non cambiavano. ― ‗Tu, Jane Parker,‘  recitò cupamente. ― ‗Tu sei Odette. Vieni da me. Te lo ordino. Salvami, ti supplico. Per favore, Jane. Io ho bisogno di te.‘ ―
Il suo nome era nel libro. Come poteva essere il suo nome nel libro? E scritto dalla stessa mano come il resto? Sulle stesse pagine vecchie e macchiate, con lo stesso inchiostro sbavato?
Io ho bisogno di te.
La sua attenzione ritornò alla parte rivolta a lei. La rilesse ―Tu sei Odette‖ finché l‘impulso di urlare fu finalmente eclissato dalla curiosità. La sua mente turbinava. C‘erano così tante strade da prendere con questo. Contraffatto, genuino, sogno, realtà.
Vieni da me.
Salvami.
Per favore.
Te lo ordino.
Qualcosa dentro di lei rispondeva a quell‘ordine più di qualsiasi altra cosa nel libro. La voglia di correre — qui, là, ovunque — pulsava dentro di lei. Finché non lo avesse trovato, salvato, nient‘altro importava. E lei poteva salvarlo, non appena lo raggiungeva.
Te. Lo. Ordino.
Sì. Lei voleva obbedire. Disperatamente. Si sentiva come se una corda invisibile era stata avvolta attorno al suo collo, e ora la stava strattonando.
Tremando, Jane chiuse il libro. Non stava cercando nessuno. Non stanotte. Aveva bisogno di rimettersi insieme. Di mattina, dopo un po‘ di flebo di caffè, la sua testa sarebbe stata più lucida e avrebbe potuto rifletterci. Sperava.
Dopo avere messo il tomo sul suo comodino, crollò nel letto e chiuse gli occhi, cercando di costringere il suo cervello a tacere. Uno sforzo senza successo. Se la storia di Nicolai era vera, lui era intrappolato da quelle catene come sicuramente una volta lei era stata intrappolata dalle infermità del suo corpo.
La compassione cresceva … si diffondeva …
Mentre lui era tenuto in una gabbia, lei era stata legata a un letto d‘ospedale, le sue ossa spezzate, i suoi muscoli lacerati, la sua mente offuscata dai medicinali, tutto perché un guidatore ubriaco era andato addosso alla sua macchina. E mentre lei era
stata — era —tormentata dalla perdita della sua famiglia, dal momento che sua madre, suo padre e sua sorella erano stati in macchina con lei, Nicolai era tormentato dall‘indesiderato tocco di una donna sadica. Sentì un‘ondata di rimpianto, un crepitare di furia.
Io ho bisogno di te.
Jane inspirò profondamente, esalò piano e si girò sul fianco, tenendo stretto vicino a sé il cuscino. Così vicino come voleva improvvisamente stringere Nicolai, per confortarlo. Per essere con lui. Uh, non pensarci. Non conosceva l‘uomo. Quindi, non aveva intenzione di immaginare di dormire con lui.
Ma quello era esattamente ciò che fece. La sua difficile condizione fu dimenticata mentre lei lo immaginava salirle sopra, i suoi occhi argentati rilucenti di desiderio, le sue pupille sgranate. Le sue labbra erano gonfie e rosse per averle baciato l‘intero corpo, ancora madide del suo sapore. Lei lo leccava, assaggiandolo, assaggiandosi, avida per qualsiasi cosa e tutto ciò che lui le avrebbe dato.
Lui ringhiò la sua approvazione, mostrando le zanne.
Il suo corpo grande e muscoloso la circondava, la sua pelle calda, formava piccole gocce di sudore, spingendoli a massaggiarsi e scivolare insieme, tendendosi verso il piacere. Dio, lui era perfetto. Dannatamente perfetto. Lungo e grosso. Un incastro perfetto, allargandola nel modo giusto. Dondolando, dondolando, più veloce sempre più veloce, portandola al limite delle sensazioni prima di rallentare … rallentare … tormentandola.
Lei si artigliava a lui, le unghie che gli sfregavano la schiena. Lui gemette. Lei sollevò le ginocchia, stringendogli i fianchi. Sì. Sì, di più. Più veloce, ancora più veloce. Mai abbastanza, quasi abbastanza. Di più, per favore di più.
La lingua di Nicolai si spinse nella sua bocca, arrotolandosi con quella di lei prima di mordere, spillando sangue, succhiando. Una fitta pungente, e poi, infine, oh, Dio, infine, ricadde.
Onde di soddisfazione si propagarono in tutto il suo corpo, piccole stelle scintillavano dietro gli occhi. I muscoli interni si
contraevano e si rilassavano, calore liquido si accumulava tra le gambe. Cavalcò l‘onda per interminabili secondi, minuti, prima di afflosciarsi contro il materasso, senza ossa, incapace di riprendere fiato. Un orgasmo, meditò storditamente. Un orgasmo anomalo da un uomo di fantasia, e non aveva nemmeno avuto bisogno di toccarsi.
―Nicolai … mio … sussurrò, e stava sorridendo mentre, finalmente, si addormentava.


... continua ...

2 commenti:

  1. Bello! Il prologo e il primo capitolo mi hanno proprio conquistata, non vedo l'ora di leggerne ancora.
    Ragazze, grazie per questa fantastica rubrica e complimenti a Jewel69 per l'impeccabile traduzione. ^_^

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  2. molto interessante direi! Speriamo arrivi presto anche qui in Italia! ^_^

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