lunedì 24 agosto 2015

Recensione "Amami per come sono" di Jenny Hale



"Amami per come sono" 
di Jenny Hale


Amami per come sono” è un titolo più che azzeccato per questo romanzo, perché il tema principale riguarda la capacità di trovare la felicità dove meno te l’aspetti, magari in un paesino “insignificante”, in mezzo a persone semplici e genuine e senza aspirare necessariamente alla perfezione.

Per una pianificatrice come Libby, abituata ad avere sempre tutto sotto controllo, perdere il lavoro e subito dopo il fidanzato, rappresenta una disgrazia di proporzioni gigantesche, capace di mandare in frantumi l’equilibrio quasi perfetto di una donna in carriera come lei. Così, valigie in mano, lascia New York per tornare a White Stone, il paesino della sua infanzia, dove l’aspettano una madre ambiziosa e particolarmente impicciona, alcune vecchie amicizie e Pete, il ragazzo che ha abbandonato 12 anni prima trattandolo in modo piuttosto indelicato, solo per rincorrere il successo.
E naturalmente Pete è arrabbiato a morte con lei, covando rancore nei suoi confronti ormai da moltissimo tempo.
Pian piano però, grazie a comuni conoscenze e a circostanze fortuite, i vecchi dissapori iniziano a svanire e i due ragazzi tentano di riavvicinarsi, almeno in amicizia. Ma non sarà per niente facile, per colpa dell’orgoglio ferito di Pete e della rabbia che ancora non riesce a cancellare, per colpa dei sentimenti di entrambi che in fin dei conti non si sono mai sopiti e soprattutto per colpa di Libby, con la sua tendenza a basare la propria vita soltanto sulle apparenze e sul giudizio altrui. In particolare quello di una madre eternamente insoddisfatta, che riversa sulla figlia tutte le sue ambizioni, togliendole sicurezza e autostima.
Il primo difetto che ho trovato in questo romanzo riguarda lo stile: sebbene sia elegante e particolareggiato, spesso tende a dilungarsi un po’ troppo su certe situazioni che a mio parere non sono così fondamentali (lasciando poco spazio per esempio ai dialoghi, che invece rendono il racconto più dinamico e scorrevole). Ma soprattutto si dilunga molto sui ricordi dell’infanzia di Libby, rischiando di focalizzarsi troppo sul passato e perdere di vista invece il presente, che è la parte più interessante della storia.
Poi c’è Libby, un personaggio che a dire la verità non ho completamente digerito: troppo succube di una madre ambiziosa e troppo fissata col tentativo di recuperare la sua facciata di perfetta donna in carriera. Una facciata che ahimè vacilla… infatti la troviamo in lacrime praticamente in ogni occasione. E poi nei confronti di Pete è incoerente per buona parte del libro: si ripete sempre di stargli lontano, ma poi lo cerca in continuazione e appena sono insieme rovina tutto con risposte piuttosto crude o indelicate.
“Cosa vuoi da lui, Libby? Reciproca indifferenza? Perdono? Amicizia? O qualcosa di più, dal momento che sei ancora innamorata?” …diciamo che ha poche idee e ben confuse.
Pete invece mi è piaciuto molto di più, perché è un uomo che resta fermo sulle sue opinioni fino alla fine, avendo perso completamente la fiducia nei confronti di Libby, sebbene non serbi più rancore. E poi è grazie a lui che la ragazza inizia ad aprire gli occhi e rivalutare i suoi obiettivi, rendendosi conto che sono altre le priorità nella vita e che la felicità non è data dal successo, ma da valori ben più importanti come la famiglia, gli amici e i veri sentimenti. E finalmente si fa apprezzare anche lei, grazie al suo percorso di crescita interiore e di riscoperta di se stessa.
Nonostante una protagonista un tantino confusa e qualche situazione un po’ tirata per le lunghe, questo romanzo è stato comunque una lettura piacevole, coinvolgente e capace di emozionare.
E la tematica che tratta è importante e fin troppo attuale: nel tran-tran della vita quotidiana, dove tutti corriamo in modo frenetico (chissà poi dietro a cosa), ogni tanto sarebbe opportuno prendersi un momento per riflettere: “E’ realmente la vita che vogliamo? Siamo felici e soddisfatti di noi stessi?”, beh, se la risposta è “no”, allora forse è il caso di fermarci e reindirizzare la nostra esistenza su un altro binario, perché la decisione spetta solo a noi.

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