venerdì 12 febbraio 2016

Quattro chiacchiere con le autrici Rizzoli YouFeel di Gennaio

Buongiorno a tutte e buon venerdì!!
Quest'oggi sul blog ospitiamo Miriam Tocci, Sissi Drake, Celeste Giampietro Collins e Sabina Di Gangile 4 autrici dei racconti Rizzoli YouFeel pubblicati a Gennaio.





1) Volete raccontarci qualcosa di voi, per le lettrici che ancora non vi conoscono?

Miriam: Certo, con piacere! Un saluto a tutti i lettori e le lettrici di Leggere Romanticamente & Fantasy.
Sono Miriam Tocci, autrice della “serie ovale” You Feel Rizzoli, le tre storie Mood Romantico che trattano di amore e Rugby: Un cuore ovale, La meta del cuore e Terzo Tempo per due.
Il mio esordio è stato nel 2011 con un romanzo Urban Fantasy intitolato: Il Destino dei Due Mondi. In seguito, fino alla prima pubblicazione con Rizzoli nel 2014, ho scritto racconti d’amore per alcuni blog, partecipando alla realizzazione di antologie con altri autori e autrici.
Nella vita svolgo la professione di Tributarista (Argh! Della serie: il diavolo e l’acqua santa, lo so!) ed è anche per questo che sento il bisogno di scrivere, per calarmi in una realtà più bella di quella legata alle norme e ai numeri. Haha! Scherzi a parte, sono da sempre una lettrice accanitissima e anche da bambina i miei giochi finivano per diventare storie, quindi amo osservare, raccontare, trasformare quello che vedo, quello che vivo, quello che vorrei, attraverso la scrittura. Adoro la musica e di tanto in tanto canto e recito in alcuni Musical per una scuola di arte e spettacolo. Sono sposata e mamma di due bambine che rappresentano il mio mondo e la mia fonte di ispirazione continua, amo gli animali – chi ha letto le mie storie lo sa – possiedo una San Bernardo di nome Leila e un gattaccio adorabile di nome Max, che sono l’anima della festa in casa nostra, ogni giorno!

Sissi: Per prima cosa sono una lettrice compulsiva, la mia media è un centinaio di libri all'anno e ho cominciato a scrivere trasportata dall'idea di poter emozionare gli altri come io lo ero dalle mie letture. Ho letto di tutto, dalla fantascienza ai classici inglesi, dal fantasy ai serial killer e solo da alcuni anni mi sono focalizzata sul romance, in tutte le sue forme (di recente mi sono avvicinata persino al new adult).
Attraverso Facebook e alcuni blog ho conosciuto quelle che adesso considero le mie amiche dell’anima, con cui condivido la mia grande passione per i libri.
Lavoro come infermiera in un grande policlinico universitario e vivo con la mia famiglia, marito e una figlia, in una città di periferia.
Il mio sogno è trovare il mio nome sopra i banchi di una libreria ma per questo ho ancora della strada da fare.

Celeste: Innanzitutto vorrei ringraziarvi per la cortese ospitalità e per l’opportunità di farci conoscere meglio dalle lettrici. Rispondendo alla domanda, la scrittura è una passione di famiglia. Mio padre è autore di parecchi saggi di storia delle tradizioni popolari e di pedagogia. Io ho iniziato al liceo, con un racconto che ha vinto il primo premio in un concorso radiofonico della Rai e che, per una strana coincidenza, era una bonaria presa in giro degli dei dell’Olimpo, quasi un riflesso di ciò che traspare nelle righe di “Gli uomini preferiscono le dee”. In passato mi sono dedicata al nuoto e ho lavorato come speaker radiofonica per un’emittente privata, fino a quando, ormai archeologa e insegnante di greco e latino, mi sono trasferita da Matera a Firenze per seguire mio marito, un artista statunitense. Nella culla del Rinascimento e del made in Italy, ho imparato l’inglese e il francese e ho iniziato a interessarmi di arte, moda e cultura, diventando fashion editor per un’agenzia di giornalismo che collabora con il sito del quotidiano la Repubblica. E’ stato quindi naturale riscoprire la mia vena narrativa con un primo romanzo, ancora inedito, ambientato in una casa di moda degli anni Cinquanta e con il secondo che ha attirato l’attenzione della mitica Alessandra Bazardi ed è stato pubblicato da Rizzoli nella collana You Feel.

Sabina: Innanzitutto saluto l’intero staff e tutte le lettrici. Be’, cosa dire di me, sono una timida siciliana di trentotto anni, sposata con due figli. Ho studiato musica diplomandomi al Conservatorio in flauto traverso. Ho dapprima suonato, poi insegnato in una scuola privata ma nel frattempo il mio sogno prendeva sempre più forza, scrivere. Amo da sempre leggere e scrivere, da piccola usavo la Olivetti di mio padre fingendo di essere una poetessa. Insieme alla mia migliore amica trascorrevamo le serate davanti la vetrina della libreria del paese, nutrendoci delle copertine di quei tanti libri che non potevamo permetterci di comprare. E continuavo a scrivere, ne approfittavo durante i temi in classe, perseveravo tenendo un diario segreto, fino a quando non ho preso di petto la situazione e ho iniziato il mio primo romanzo. Sono una romantica, una di quelle che si perde osservando il mare in tumulto o si lascia trasportare dai suoni della natura durante una passeggiata in mezzo al bosco. Amo perseverare, sarà diabolico? Non so, so solo che mi ha portato dritto verso la realizzazione del mio sogno!
2) E' difficile sviluppare un racconto destinato ad una collana come YouFeel, dove si ha la disponibilità di un numero limitato di pagine?

Miriam: Lo pensavo soprattutto la prima volta, perché venivo da un romanzo di duecentocinquanta pagine o da racconti di una trentina di pagine al massimo, quindi sì, avevo come obiettivo la via di mezzo e credevo fosse molto più difficile di quanto invece non è stato: Un cuore ovale ha trovato ben presto la sua dimensione e per fortuna è andato bene così, senza tagli.
In generale è comunque molto impegnativo tarare una storia che deve essere dinamica, con personaggi ben delineati e contenuti di sostanza avendo a disposizione spazi e tempi dimezzati, però una volta trovato l’equilibrio si procede agevolmente e vengono fuori belle storie, lo testimoniano i sessanta titoli e più della collana digitale.

Sissi: Non direi difficile, bisogna costruire una storia che si svolga in un ristretto lasso di tempo senza pretendere di approfondire troppo il contesto ambientale e eventuali personaggi secondari a cui ci siamo affezionate. A volte è frustrante, si vorrebbe poter raccontare la storia dall'inizio ai fiori d’arancio ma, nello stesso tempo, per chi come me non ha tutto il tempo che vorrebbe, permette di produrre qualcosa di concreto in un lasso di tempo decente.

Celeste: Scrivere per una collana prestigiosa come You Feel è una sfida, poiché gli standard previsti sono molto alti. Tra questi, un numero limitato di pagine ti costringe a ripensare alla trama eliminando il superfluo e ti insegna ad andare dritta al punto. “Gli uomini preferiscono le dee” esiste anche in una versione più lunga. Per rientrare nelle 200000 battute richieste dalla casa editrice, ho dovuto fare un lavoro di rifinitura complesso e anche doloroso, ma la coerenza e il ritmo serrato del risultato finale mi rendono estremamente orgogliosa.

Sabina: Non ho mai trovato difficoltà nella stesura di un romanzo, certo di tanto in tanto controllo le battute ma solo per sapere se posso o meno dilungarmi nei particolari perché la storia in sé è già tutta ben definita sin dall'inizio.
3) Quando scrivete un nuovo racconto, sapete già di quale Mood farà parte oppure viene scelto in un secondo momento?

Miriam: Per quanto mi riguarda, essendo la mia una serie di storie auto conclusive ma legate fra loro, resto sempre nei canoni del Mood Romantico con cui ho iniziato, per soluzione di continuità. Ciò non toglie che evidenziando di più l’aspetto erotico, o emozionante, o ironico, potrei benissimo proporre un mood diverso.
In generale, di solito si propone a monte un titolo già indirizzato verso uno specifico mood, anche se può capitare una scelta diversa in seconda battuta.

Sissi: Per quello che mi riguarda il Mood è sempre stato scelto a priori, nel senso che ho scritto solo erotici già con l’idea in testa.
Nel futuro mi piacerebbe variare e spero di averne l’occasione.

Celeste: Il mood ironico è per me una seconda natura. Ammiro tantissimo chi scrive rosa nel senso più romantico del termine e chi si occupa di temi drammatici e seri, ma dentro di me c’è una voce comica che non riesco proprio a zittire. Magari saranno stati i film di Totò e la commedia all'italiana con i quali sono cresciuta a influenzarmi! Sono un’ottimista nata e amo sognare, ecco perché cerco di trasmettere un messaggio positivo in chi mi legge e, se talvolta i miei personaggi cadono e piangono, provo a rimetterli in piedi appena posso, perché alla fine non contano gli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino, ma il modo in cui ci adoperiamo per superarli.

Sabina: Per quanto mi riguarda ho ben chiaro sin dall'inizio di quale Mood farà parte il mio romanzo. 
4) Cosa secondo voi non può assolutamente mancare in una storia perché resti impressa nel cuore delle lettrici?

Miriam: La vicinanza del narrato alla vita vera, alle esperienze comuni, quelle che direttamente o indirettamente ci ritroviamo a vivere tutti. Questo secondo me deve avvenire sempre, sia in un racconto, che in una novella o romanzo breve, sia in un romanzo più lungo, indipendentemente dal genere, che sia Fantasy o Contemporaneo nelle diverse sfumature.
Da lettrice so che il lettore ha bisogno di identificarsi in un personaggio, in una situazione, in una emozione o un sentimento. Quando si raccontano storie, non si può prescindere da questo. È qualcosa che arricchisce anche chi scrive.

Sissi: Difficilissimo rispondere. Io stessa come lettrice, non saprei mettere il dito su ciò che rende una storia indimenticabile, per me i fattori sono davvero tanti. Posso dire che nei miei romanzi cerco soprattutto di dare spessore ai personaggi, renderli reali e realistici con i loro conflitti interiori, le loro certezze, i loro lati divertenti, quelli antipatici i loro atteggiamenti provocatori e le loro passioni. E poi tanto romanticismo, poesia, musica, arte, condita da tanta, tanta passione.

Celeste: Una volta ho partecipato a un seminario di scrittura cinematografica tenuto a Firenze da un famoso sceneggiatore di Hollywood, che ci salutò dicendo che ciò che conta per uno scrittore è riuscire a far immedesimare il lettore nei suoi personaggi. E’ lo stesso meccanismo alla base della catarsi nel teatro greco: si vede una rappresentazione, ci si
immerge nella narrazione sul palco e si torna a casa rigenerati. Ecco perché un protagonista troppo perfetto non funziona. L’identificazione non scatta e chi legge finisce quasi per provare fastidio per un essere tanto dotato. I miei protagonisti hanno difetti e commettono sbagli, ma questo li rende umani e spinge chiunque a riconoscersi in loro.
 
Sabina: Sicuramente il lettore desidera emozionarsi, che è poi anche quello che cerco io in una storia. Le emozioni scuotono l’animo di ognuno di noi, anche solo leggendo.
5) Come sono nati i vostri racconti? Da cosa prendete ispirazione per iniziare un nuovo lavoro?

Miriam: Un cuore ovale è nato un pomeriggio di febbraio, sul divano di casa mia mentre seguivo una partita di Rugby del Sei Nazioni con una cara amica, anche lei appassionata di questo sport.
Avevo appena finito di raccontarle qualche idea su un romanzo breve che dovevo scrivere, ma ero ancora incerta sulla caratterizzazione del protagonista maschile. Bene, ho avuto l’illuminazione proprio nell'osservare le squadre avvicendarsi per conquistare la meta, mentre condividevo con la mia amica episodi di vita molto teneri sui giocatori della Nazionale, che invece in quel momento con unghie e denti e una forza fenomenale stavano lottando sul campo come gladiatori. Il contrasto fra rudezza e dolcezza mi è arrivato al cuore e Francesco Riva ha eseguito su di me un vero e proprio placcaggio. Così da quel momento non ho più avuto dubbi su di lui, né sui due amici per la pelle con cui avrebbe condiviso gioie e dolori fuori e dentro il campo da gioco.
Ovviamente quando ho scritto la prima storia non contavo di proseguire con una serie, mi ero concentrata sul terzetto di amici formato appunto da Francesco, James Russo e Mario Todini per Un cuore ovale.
La meta del cuore, la storia di James, e Terzo Tempo per due, la storia di Mario, quest’ultima uscita per You Feel lo scorso 8 gennaio, sono venute fuori dallo stesso modo di essere di questi personaggi, in pratica sono entrati in maniera talmente stabile nel mio immaginario che mi sono ritrovata a “vedere” con chiarezza l’evolversi delle loro vicende di vita.
Oltre a questo, l’ispirazione per iniziare un nuovo lavoro arriva sempre dal mio vissuto diretto o indiretto o da un aspetto di cui mi interessa trattare, che può essere una dinamica affettiva o familiare come nel caso di Ginny, la compagna di Mario, oppure dei temi sociali come la violenza domestica per Serena di Francesco o quello delle ragazze madri come è stato per Nina, la compagna di James.
I ragazzi sono sempre lì, con le loro presenze ingombranti, la loro energia rude e il ripieno di dolcezza, a condividere drammi e momenti felici, curando e facendosi curare dalle loro donne, per questo li amo alla follia e non vedo l’ora di raccontare altre storie che li abbiano come protagonisti!
Grazie dal cuore a voi, Nuvolina e Selly, per lo spazio che ci avete dedicato sul vostro blog. Grazie alle vostre lettrici e ai lettori che ci hanno lette fin qui e che ci hanno seguite, o vorranno seguirci, attraverso le nostre storie!

Sissi: Non esiste una regola fissa. A volte parto dall'esperienza personale, altre volte è un incontro a darmi l’ispirazione, come per la violoncellista in “Quanto costano i tuoi desideri”, oppure un particolare che mi fa pensare a: cosa accadrebbe se… Come è stato con “Prova a lasciarti andare dove mi sono chiesta: “Cosa succederebbe se un uomo trovasse un biglietto suggestivo in un contesto completamente scollegato?”

Celeste: L’idea di “Gli uomini preferiscono le dee” è nata durante una noiosa conferenza di presentazione di un saggio di archeologia. Ricordo di aver guardato le immagini di antichi reperti che scorrevano su una parete e, mentre il conferenziere si affannava a elencare minuziosi dati di ognuno, cominciai a immaginare quanto sarebbe stato bello ritrovare un oggetto indossato un tempo da una famosa divinità. Quanto al prossimo romanzo, l’ispirazione mi è venuta un pomeriggio, durante il rituale quotidiano e per me imperdibile del tè delle cinque, sfogliando il mensile britannico “Tatler”. Il resto lo scoprirete tra un po’.

Sabina: I miei racconti nascono per puro caso, mi è capitato di dare vita al mio primo YouFeel dopo aver seguito un documentario su Maria Callas. Altre volte nasce tutto da una frase sentita per caso, o da una musica o ancora da un’immagine. Tutto ciò mi dà solo l’input iniziale perché il resto viene da sé, come un fiume in piena.

Speriamo che questa piccola intervista a più voci vi sia piaciuta e ringraziamo di cuore Miriam, Sissi, Celeste e Sabina per il tempo che ci hanno dedicato e come sempre....scegliete il Mood che più fa per voi e immergetevi in questi racconti Made in Italy, alla prossima!!!!





4 commenti:

  1. Grazie a voi, Nuvolina e Selly, per lo spazio che ci avete dedicato e per le vostre domande! È stato bello rispondere e farci conoscere meglio dalle vostre lettrici!!
    Un saluto a tutte e a presto con nuove emozionanti storie You Feel❤️
    Miriam Tocci

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  2. Grazie ragazze! per me è stato un vero onore poter rispondere alle vostre domande!

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  3. Grazie di cuore, Nuvolina e Selly, per averci intervistate e averci permesso di condividere la passione per i libri e per le storie che arrivano al cuore. A questo punto, invitiamo le lettrici a immergersi tra le righe dei nostri romanzi e cominciare a sognare... Un abbraccio

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  4. Grazie mille a tutte!! È stato un piacere come sempre!

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