martedì 21 febbraio 2017

Recensione: A Court of Thorns and Roses & A Court of Mist and Fury di Sarah J. Maas

Probabilmente avrei dovuto scrivere la recensione di A Court of Thorns and Roses prima di leggere il suo seguito, A Court of Mist and Fury. Questo perché ACOTAR mi ha fatto innamorare e sognare in una favola (che altri non è che il retelling de La Bella e la Bestia, in versione dark) in cui sì la bestia trasformata in principe è un sogno divenuto realtà, colui a cui tutte aspirano, ma è lei, lei, a combattere per quell’amore, lei disposta a rinunciare a tutto per ciò in cui crede, lei che è pronta a sacrificare anche se stessa per gli altri. E quando la favola finisce e si trasforma in un horror, quando si raggiunge quell’agognato lieto fine ma a caro prezzo, quando ti rendi conto che, pur sopravvivendo, nulla potrà più essere come prima, ecco che pensi: “Questo è il libro più bello che io abbia mai letto.”
Eppure, arriva ACOMAF e, invece della favola, troviamo la realtà. Forse più crudele, ma è meglio vedere le cose come stanno, piuttosto che vivere in una bugia. E infatti tutte le menzogne, le mezze verità e gli inganni vengono a galla, ti rendi conto che il nero è in realtà bianco e il bianco è nero e capisci che tu, lettrice, sei cambiata insieme alla protagonista. Ebbene, dimenticatevi di ACOTAR, perché ACOMAF è pure meglio. E una volta finito, pur con un finale in sospeso che mi ha lasciato a contare i giorni per l’uscita del terzo, tutto quello che volevo fare era andare a rileggere il primo per rivedere ogni azione, ogni singolo istante, sotto una luce diversa.
Ma andiamo con ordine.

A Court of Thorns and Roses (ACOTAR).

Trama

Quando la cacciatrice diciannovenne Feyre uccide un lupo nei boschi, una creatura bestiale arriva a chiedere un risarcimento. Trascinata in una terra magica insidiosa che lei conosce solo dalle leggende, Feyre scopre che il suo rapitore non è un animale, ma Tamlin, uno dei letali, immortali esseri fatati che un tempo governavano il loro mondo.
Mentre si sofferma nella sua tenuta, i suoi sentimenti per Tamlin si trasformano da un’ostilità glaciale a una passione ardente che brucia attraverso ogni bugia e avvertimento che le è stato detto sul bellissimo, pericoloso mondo dei Fae. Ma un’antica ed empia ombra si espande sulle terre Faerie, e Feyre deve trovare un modo per fermarla… o condannare Tamlin – e il suo mondo – per sempre.

La mia opinione

Una vita per una vita – ma se una vita offerta come pagamento significasse perderne altre tre?

Feyre ha dovuto fin da piccola imparare a prendersi cura della sua famiglia. Pur essendo la figlia minore, la madre le ha fatto promettere sul letto di morte di prendersi cura delle sorelle e del padre il quale, dopo aver perso tutti i suoi averi per colpa di pessimi affari, non ci prova neanche più a trovare un nuovo lavoro, si trascina avanti rimpiangendo la ricchezza perduta e sperando nella mera sopravvivenza. È durante un inverno particolarmente duro che questa famiglia si ritrova quasi sull’orlo della morte per inedia e Feyre, alla caccia di selvaggina, trova un cervo che tuttavia è minacciato da un temibile lupo. Non sa se si tratta di un animale oppure di un Fae, ma le leggende dipingono questi ultimi come creature mostruose e spietate, di conseguenza non si fa scrupoli ad ucciderlo per poter catturare la sua preda.
Errore madornale, in quanto si trattava appunto di un Fae e, una sera, una bestia simile a un orso irrompe nel loro cottage, chiedendo vendetta. Afferma che una legge stipulata secoli prima tra Fae e umani, firmata dopo una sanguinosa guerra tra le due fazioni che ha lasciato il mondo diviso a metà, stabilisce che se un Fae viene ucciso da un mortale verrà richiesta una vita in cambio. Una vita che dovrà trascorrere a nord del Muro, nelle terre Faerie di Prythian, per sempre allontanata dal mondo mortale.
Tuttavia la sua sorte non è così grama come si aspetta. Tamlin, la bestia che è venuto a prenderla, è l’Alto Lord della Corte della Primavera, una delle corti in cui è divisa Prythian, e con il trascorrere del tempo Feyre si rende conto che le creature fatate non sono affatto come vengono dipinte dai mortali.
Avendo già letto quattro libri della serie Throne of Glass, avevo alte aspettative della Maas, aspettative che sono state ampiamente superate. Se infatti la serie Throne of Glass fatica a ingranare nel primo libro, qui troviamo subito una perla, una storia con una struttura narrativa ben definita, personaggi perfettamente caratterizzati, un’ambientazione socio-politica complessa ma chiaramente delineata ed emozioni che ti fanno vivere in prima persona le esperienze della protagonista.

Ci troviamo in un mondo in cui per millenni gli umani erano stati schiavi dei Fae, fino a una ribellione che si è conclusa con un Trattato e la divisione del mondo in due: a Nord di un muro invisibile le creature fatate, a sud i mortali, e da allora, per secoli, i due popoli sono stati divisi. Ma ora questa pace forzata è in bilico e Feyre si ritrova in mezzo.
Feyre è una protagonista forte e indipendente, che per troppo tempo si è sacrificata per la sua famiglia e la cui massima aspirazione era trovare un briciolo di pace e tranquillità. Nel momento in cui le sue sicurezze crollano, si ritrova insicura sul suo futuro e sul suo posto nel mondo, ma si rende conto che può aspirare alla felicità. E quando quel pezzetto di felicità rischia di esserle sottratto, lotta strenuamente per impedirlo, anche condannando se stessa.

Contro la schiavitù, contro la tirannia, andrei volentieri incontro alla mia morte,
non importa la libertà di chi stessi difendendo

Tamlin invece è… esattamente come vi immaginate il principe de La Bella e la Bestia. Chiuso e riservato, lentamente si apre a mostrare un animo gentile e protettivo. Sembra l’uomo perfetto di cui innamorarsi.
Considerata la derivazione fiabesca, in A Court of Thorns and Roses la componente romance è un perno centrale della trama, ma l’azione non viene lasciata da parte. Anche se la prima parte del romanzo è più “tranquilla”, essa è fondamentale per introdurre i personaggi e il contesto, nonché per mostrare un’evoluzione dei sentimenti che fosse credibile e strutturata. È nella parte finale che avviene uno stravolgimento di atmosfera, la speranza viene spazzata via e lascia lo spazio alla disperazione per concludersi con un finale che, benché soddisfacente, lascia al lettore un senso di vuoto e di “sbagliato” (per fortuna avevo già pronto il secondo).
Vorrei fermarmi qui, ma non posso non parlarvi del personaggio che mi ha rubato il cuore e che sarà fondamentale nel secondo libro. Non dirò molto, per non rovinarvi la sorpresa, ma ecco. Pensate alla notte, alle tenebre e le ombre, pensate agli incubi e ai sogni più belli, pensate all’oscurità e alla luce delle stelle, al mistero e al fascino. Ecco Rhysand. E non aggiungo altro.

«Sii felice del tuo cuore umano, Feyre. Compatisci coloro che non provano nulla.»

A Court of Mist and Fury (ACOMAF)

Attenzione SPOILER sul finale di ACOTAR!!

Trama

Feyre è sopravvissuta alle grinfie di Amarantha per tornare alla Corte della Primavera, ma ad un caro prezzo. Anche se lei ora ha i poteri degli High Fae, il suo cuore rimane umano, e non può dimenticare le terribili azioni che ha compiuto per salvare il popolo di Tamlin.
Feyre non ha neppure dimenticato il suo patto con Rhysand, Alto Lord della temuta Corte della Notte. Mentre Feyre naviga la sua oscura ragnatela di politica, passione, e accecante potere, un male più grande incombe, e lei potrebbe essere la chiave per fermarlo. Ma solo se riuscirà a sfruttare i suoi doni strazianti, guarire la sua anima fratturata e decidere come vuole plasmare il suo futuro, e il futuro di un mondo spaccato a metà.

La mia opinione

Mi voltai, e attraverso la notte che si dissipava come fumo nel vento,
trovai Rhysand che si raddrizzava i risvolti della sua giacca nera.
«Ciao, Feyre cara», sussurrò.

La favola si è conclusa. Feyre e Tamlin possono ora vivere felici e contenti, sposarsi e ricostruire la propria corte, ora in pace e in armonia. Sbagliato.
I traumi che i due hanno subito alla corte di Amarantha, Sotto La Montagna, non sono facili da spazzare via. Ora che Tamlin ha riottenuto i suoi pieni poteri, non ha intenzione di sentirsi mai più così indifeso e porta la sua protettività ai limiti estremi. Feyre, dal canto suo, non è più la fragile umana di un tempo, ma allo stesso tempo soffre terribilmente per i sensi di colpa di ciò che è stata costretta a fare, per gli orrori che ha subito e a cui ha dovuto assistere. Sente che la sua anima è corrotta per sempre, ogni scintilla di vitalità è stata risucchiata dal vuoto che sente crescere dentro di sé, e Tamlin non si accorge neanche della sua sofferenza, o forse se ne accorge ma è troppo preso nel suo stesso dolore per pensare di fare qualcosa a riguardo.

«Il problema non è se ti ama o no, è quanto. Troppo. L’amore può essere un veleno»

E mentre loro vanno avanti per inerzia, Feyre neanche si accorge di star diventando un burattino nelle mani di altri, neanche le importerebbe.

Eppure, il suo patto con Rhysand è ancora in vigore, e lui finalmente esige che venga rispettato.
Feyre si ribella, non ha alcuna intenzione di seguire quel crudele, spietato e temuto Alto Signore e trema alla sola idea di mettere piede alla Corte della Notte, anche conosciuta come Corte degli Incubi. Ma con il passare del tempo, si rende conto che dietro agli incubi si celano sogni meravigliosi e infinite distese di cieli stellati. Possibile che quel manto di terrore fosse solo una maschera? E che lei stessa si sia sbagliata a giudicare il carattere dell’uomo che era pronta a sposare?
Nulla è come sembra e, sentendo la storia da un altro punto di vista, tutto acquista un senso.
Premetto dicendo che, al contrario di quanto può sembrare a prima vista, non c’è traccia di triangolo amoroso. Solo persone adulte che provano dei sentimenti, sentimenti che non sono immutabili nel tempo, ma vengono plasmati dagli eventi, dai cambiamenti che avvengono nell’essere stesso dei personaggi, dalle azioni che questi compiono. Passioni che si spengono e nuovi amori che divampano, tradimenti e rimpianti. Non vi verrà mai a chiedervi: ora chi sceglierà? No, per il modo in cui si sono svolti i fatti, la risposta a tale domanda è una sola, e l’unico modo per comprenderla appieno è leggere, addentrarsi nella storia, scoprire i retroscena, i veri caratteri che si celano dietro le maschere. Ed è una cosa che ho imparato ad apprezzare di Sarah J. Maas, che già della serie Throne of Glass ci piazza davanti un bel po’ di sorprese.

Come ho già detto, ACOMAF cambia completamente la prospettiva sulla storia raccontata e rivediamo dei dettagli che, seppur apparentemente insignificanti nel primo libro, rivisti nel quadro generale acquistano perfettamente senso. Non ci sono buchi, né incoerenze, è come un puzzle a cui vengono a mano a mano aggiunti dei pezzi.
In questo libro vediamo Feyre guarire lentamente e ritornare più forte e più determinata di prima. Adoro il modo in cui si è sviluppato il suo personaggio, in una maniera così umana e credibile che ti fa entrare subito in sintonia con lei.
E se la parte romance di ACOTAR mi ha fatto sognare, in questo libro mi ha conquistata completamente. Una dichiarazione d’amore in particolare mi ha fatto tornare in mente Darcy in Orgoglio e Pregiudizio, non per contenuti, certo, ma per l’intensità delle emozioni che mi ha fatto provare.

«Ma non potevo… non potevo smettere di starti vicino, e amarti, e desiderarti.
Ancora non posso starti lontano»

Più di una lacrima di commozione è stata versata in quel capitolo. In parallelo a ciò, sono migliorate le scene hot, poche ma ottime, e decisamente sentite.
Tutto ciò per condurci verso uno strepitoso finale, che farà crescere la suspense e ci mostrerà non poche sorprese. E se il finale del primo poteva essere considerato un happy-end ma lasciava l’amaro in bocca, questo benché aperto lascia con la soddisfazione di vedere presto i nostri eroi prendere in pugno la situazione.

«Alle persone che guardano alle stelle e sperano, Rhys.»
«Alle stelle che ascoltano – e ai sogni che vengono esauditi»

e lode

4 commenti:

  1. Silvia: di un'eventuale pubblicazione da parte della Mondadori non si sa ancora niente, vero?

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    Risposte
    1. Che io sappia per il momento non è prevista per nessuna CE italiana.

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    2. Peccato, sembra una serie davvero bella!

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