mercoledì 31 maggio 2017

Recensione LA ROSA DEL CALIFFO di Renée Ahdieh

La Rosa del Califfo 
di Renée Ahdieh
(The Wrath and the Dawn #2)


Trama
Shahrzad è stata la moglie del califfo del Khorasan. Era giunta nella sua dimora con lo scopo di vendicare la morte di altre fanciulle andate in sposa a lui.
Poi il suo piano è saltato, Khalid non è infatti il mostro che tutti credono. È un uomo tormentato dai sensi di colpa, vittima di una potente maledizione. Ora che è tornata dalla sua famiglia, Shahrzad dovrebbe essere felice, ma quando scopre che Tariq, suo amore d’infanzia, è alla guida di un esercito e sta per muovere guerra al califfo, la ragazza capisce che deve intervenire se vuol salvare ciò che ama. Per tentare di evitare una sciagura, spezzare quella maledizione, ricongiungersi a un uomo di cui ora scopre di essersi innamorata, Shahrzad farà appello ai suoi poteri magici, a lungo rimasti sopiti dentro di lei…

La mia opinione

«Dov’è il tuo cuore, Shahrzad al-Khayzuran?». In una stradina nei pressi del suk. In una notte di oblio.
Nella promessa di un domani.

La Rosa del Califfo è una degna conclusione per la duologia della Ahdieh, magica ed evocativa quanto il primo volume. Ma se con La Moglie del Califfo non sapevo cosa aspettarmi e ho trovato un capolavoro, la forte anticipazione per questo seguito ha fatto sì che ne restassi leggermente meno impressionata. Forse perché ho apprezzato maggiormente lo sbocciare di un amore che sembrava impossibile, piuttosto che la risoluzione di una guerra.
L’inizio appare un po’ lento: subito dopo la fine del primo libro, con la città di Rey distrutta dalla tempesta e il regno del Khorasan sull’orlo della guerra, ritroviamo i nostri protagonisti costretti ad essere lontani l’uno dall’altra a causa della maledizione. Tuttavia questo ci permette di vedere le loro interazioni con i personaggi secondari. In particolare ho apprezzato molto l’approfondimento della sorella di Shahrzad, Irsa, e le interazioni tra le due, così diverse. Inoltre, Shazi deve rispondere delle proprie azioni davanti a Tariq il quale, ancora convinto che Khalid sia un mostro, non comprende come i sentimenti di Shahrzad possano essere così mutati. Lei si ritrova quindi circondata da persone che le sono ostili e di cui non può fidarsi, persino i suoi amici e familiari.
È compito suo, quindi, trovare il modo per spezzare la maledizione e salvare il suo amore e il suo regno. Deve evitare la guerra ad ogni costo e, per far ciò, si deve affidare ai poteri ereditati da suo padre e liberarsi delle sue paure.

Lassù, Shahrzad inseguiva il vento.
La terra e il cielo avevano cessato di esistere.
Lassù, Shahrzad era davvero senza limiti.
La paura non l’avrebbe più assoggettata. Mai più.

Se le ambientazioni da mille e una notte sono diminuite, è aumentata invece la componente fantasy, che entra più nel vivo, senza però essere mai del tutto chiarita. È difficile capire con esattezza come operi questa magia, quali sono i suoi limiti e le sue regole.
Tuttavia Renée Ahdieh se la cava decisamente meglio con la componente romance e misteriosa, piuttosto che con l’azione o la magia in sé. Per questo forse avrei voluto vedere più interazioni tra Shazi e Khalid. Ma quelle presenti sono decisamente da far girare la testa. Khalid è un uomo di poche parole, ma sa esattamente come farle valere. È protettivo, ma senza opprimere Shahrzad; è irascibile, ma sa fare un passo indietro e controllarsi se la situazione lo richiede. E più di ogni cosa è implacabile.

No. Non era arrivato laggiù per vendicarsi, la vendetta era insignificante e vuota.
No. Non era arrivato laggiù per riprendersi sua moglie – sua moglie non era una cosa che andava ripresa.
No. Non era arrivato laggiù per negoziare una tregua, perché avrebbe voluto dire scendere a compromessi.
Il re-fanciullo era arrivato laggiù per scatenare un incendio.

Quello che più ho apprezzato è la presa di potere da parte delle donne. Shahrzad è una donna forte, intelligente e sì, anche testarda. Irsa mette da parte il suo atteggiamento da topolino impaurito per trovare un coraggio che non sospettava neanche di avere, e tenere testa a situazioni che prima l’avrebbero terrorizzata. Anche Despina e Yasmine avranno la loro occasione per brillare.
Lo stile della scrittrice è assolutamente unico, la poesia delle sue parole capace di far sognare, senza mai appesantire la storia. È una lettura che si apprezza meglio gustandola lentamente, soppesando le singole frasi.
Come molti dei retelling degli ultimi anni, solo il primo libro ha una struttura narrativa che è riconducibile al racconto originale, per poi venire ampliato o addirittura stravolto da un susseguirsi di eventi che il lettore non si aspetta. L’ideale sarebbe ritrovarsi in una situazione ancora più avvincente della prima, ma la mia impressione è stata che ne La Rosa del Califfo l’autrice si sia limitata a tirare i fili sciolti che erano rimasti dall’intreccio del primo libro per poterli chiudere in fretta.
Colpi di scena non ne mancano. Un paio di volte sono rimasta a bocca aperta, per quanto riguarda tradimenti del tutto inconcepibili eppure perfettamente logici. Ma alla fine, tutto sembra risolversi in modo un po’ troppo convenientemente, persino i problemi che inizialmente sembravano insormontabili.
La mia opinione di questo libro si basa soprattutto sul riflesso di quello precedente, ma è innegabile che sia una duologia assolutamente da non perdere.

«Sii l’inizio e la fine, Shahrzad al-Khayzuran.
Sii più forte di qualunque cosa intorno a te.
Fa’ che tutti i nostri numerosi sacrifici non siano vani.»

Punto di vista: Multiplo, terza persona.
Sensualità: Scene implicite, appena accennate.
Caratteristiche: Misterioso, magico, romantico.
Stile narrativo: Poetico, descrittivo ma non pesante.
Tipo di finale: Lieto fine.


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