mercoledì 28 febbraio 2018

Recensione RoseBlood di A.G. Howard

RoseBlood
di A.G. Howard

Trama
Rune Germaine ha una splendida voce, paragonabile a quella di un angelo, ma è afflitta da una terribile maledizione: quando si esibisce, infatti, si sente malata e stanca, come se la bellezza del suo canto le rubasse ogni volta un po’ di vita. Sua madre, nel tentativo di aiutarla, decide di iscriverla a un conservatorio poco fuori Parigi, convinta che l’arte potrà curare la strana spossatezza di Rune. Poco dopo il suo arrivo nel collegio di RoseBlood, la ragazza si rende conto che c’è qualcosa di soprannaturale nell’aria. Il misterioso ragazzo che vede spesso in cortile, infatti, non frequenta nessuna delle classi a scuola e scompare rapidamente come è apparso, non appena Rune distoglie lo sguardo. Non ci vuole molto perché tra i due nasca un’amicizia segreta. Thorn, è questo il nome del ragazzo, indossa abiti che sembrano provenire da un altro secolo e in sua presenza Rune si sente meglio, quasi cominciasse davvero a guarire. Ma tra i corridoi di RoseBlood c’è una terribile minaccia in agguato, e l’amore tra Rune e Thorn, che sta sbocciando, verrà messo a dura prova. Dalla scelta di Thorn, infatti, potrebbe dipendere la salvezza di Rune o la sua completa distruzione. 

La mia opinione

Avendo adorato la trilogia di Splintered (Il mio splendido migliore amico) della stessa autrice, ero assai entusiasta che avesse deciso di scrivere un retelling in chiave moderna de Il Fantasma dell'Opera, oltretutto autoconclusivo. Anche in questo caso come in Splintered, si tratta quasi di un sequel del libro originale, in cui fatti e personaggi storici realmente esistiti servono a spiegare e sostenere gli avvenimenti del romanzo.

Devo sapere perché sono guasta, così posso ripararmi, in un modo o nell’altro. 
Forse questo posto può aiutarmi a farlo e potrò finalmente pensare al mio futuro. 
Perché inizio a credere che ci sia qualcosa di più terribile 
che decidere di affrontare le proprie paure: vivere come se fossi già morta.

La nostra protagonista, Rune, ha un potere straordinario che è anche una maledizione: quando sente un'opera lirica, la musica cresce in lei come una malattia, preme per uscire fuori, e quindi Rune si ritrova a scoppiare in un canto incontrollabile nei momenti meno opportuni. Un canto angelico, eseguito alla perfezione senza che lei abbia avuto alcuna formazione musicale, e che la lascia stravolta e priva di energie, nonché umiliata.
Sua madre, convinta che si tratti di ansia da palcoscenico, decide di farla iscrivere ad un esclusivo conservatorio vicino a Parigi, realizzato in quello che un tempo era il Théâtre Liminaire. Rune non vuole andarci per nessun motivo perché, oltre ad aver paura che i suoi problemi peggiorino, è anche preoccupata del fatto che quel posto sia stato di ispirazione per la stesura de Il Fantasma dell'Opera. A tal punto che, quando inizia a notare un ragazzo misterioso che nessun altro nella scuola ha mai visto, comincia a pensare si tratti proprio del Fantasma. 
Infatti Thorn ha molto da nascondere, ma Rune non ha sfiorato che la punta dell'iceberg. La storia che conosce sul fantasma dell'opera non è per nulla quella che le viene riproposta a Roseblood. E quando a poco a poco inizia a conoscere meglio Thorn, non solo si rende conto che lui potrebbe essere la chiave per controllare la sua musica, ma che loro due potrebbero essere legati da tempo immemore.
La Howard in questo romanzo cerca di creare una commistione originale di diversi elementi (la storia del Fantasma dell'Opera, le ricerche storiche, un genere di creature soprannaturali che sono poco presenti nella letteratura YA) che potevano venire sviluppate magistralmente, ma che invece sono state accorpate in una serie di cliché adolescenziali e di situazioni poco credibili che rovinano il romanzo nel suo complesso.
I personaggi sono piatti. La protagonista Rune è la solita eroina dei romanzi young adult: è perfetta, tranne per un potere che non riesce a controllare, viene trasferita in una scuola contro la sua volontà e teme che non avrà più amici, mentre invece conquista tutti subito, tranne la diva della scuola che invece la odia.
Dei personaggi secondari non parliamo, sono lì solo per fare scena, come dei cartonati bidimensionali su un palco. Di loro vediamo ben poco, se non quello che ci viene descritto a parole.

Da tempo percorreva le viscere cupe di quel teatro come un fantasma, 
l’oscurità era diventata sua sorella, il che era perfetto, 
dato che suo padre era la notte e la luce del sole un amico dimenticato.

Thorn e il Fantasma sono i personaggi più riusciti, ma anche a loro manca qualcosa. Dovrebbero essere un forte contrasto di luci ed ombre, di epicità e tragicità, ma in loro vedo solo un grande grigio. Le scene tragiche sono presenti, ma per come vengono descritte o forse per il contesto in cui sono inserite non raggiungono con il giusto impatto il lettore. 
La storia d'amore è parecchio scontata. Citando Avril Lavigne: “Lui era un ragazzo, lei era una ragazza. Può essere più ovvio di così?” Ah, sì, giusto: anime gemelle predestinate. Ecco come diventa ancora più ovvio.
Non esiste tensione tra loro, sono fin da subito perfetti l'uno per l'altra. La nota positiva è che i triangoli sono praticamente inesistenti, a parte minimi cenni.
La narrazione è svolta da due punti di vista: quello di Rune, raccontato al tempo presente, e quello di Thorn al passato. È una scelta stilistica che può piacere o meno, ma la mia sensazione è che nel tentativo di raccontare la storia a 360° si sia perso gran parte del mistero che poteva essere il pezzo forte di questo libro. 
Mistero che viene anche smorzato da una serie di infodump all'inizio che ci negano il piacere di scoprire certi dettagli a poco a poco, nonché la tendenza a descrivere indirettamente una scena anziché mostrarcela.
Verso la fine il libro migliora, forse perché inizia ad esserci più azione. Tutto sommato il romanzo è piacevole, ma date le premesse poteva essere sviluppato molto meglio. L'ambientazione poteva essere più cupa. Dato che Rune continua a ripetere di essere finita in un film dell'orrore, avrei voluto vedere questa sfaccettatura horror.
È un vero peccato perché speravo che questo romanzo mi facesse innamorare come Splintered.

Punto di vista: Rune, prima persona; Thorn, terza persona
Sensualità: Tiepida
Caratteristiche: Misterioso, romantico, soprannaturale
Stile narrativo: Descrittivo
Tipo di finale: Autoconclusivo

1 commento:

  1. Ero indecisa se prendere o meno questo libro, la cover mi attira, ma qualcosa mi faceva tentennare. Adesso ho risolto il dubbio! :)

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