mercoledì 19 settembre 2018

Recensione: La notte più lunga di Leylah Attar

La notte più lunga
di Leylah Attar

Trama
Quando una bomba esplode in un centro commerciale dell’Africa orientale, le tragiche conseguenze delle scosse di assestamento provocano l’incontro di due estranei in un percorso per il quale nessuno dei due sa di essere destinato. Jack Warden, un coltivatore di caffè divorziato in Tanzania, perde la sua unica figlia. A un oceano di distanza, nella campagna inglese, Rodel Emerson riceve una telefonata che le comunica la morte di sua sorella. Sconvolta, prende un aereo nella speranza di un po’ di pace. Due persone comuni, legate da un evento tragico, sono in cammino per ritrovare sé stesse. Li aspetta un’avventura nelle immense pianure di Serengeti, durante la quale il destino di tre bambini si lega indissolubilmente al loro. Ma nonostante le avversità, un’altra sfida si profila all’orizzonte: possono sopravvivere a un’altra perdita, questa volta quella di un amore che è destinato a scivolare tra le loro dita, come le nebbie che svaniscono alla luce del sole?

La mia opinione


La notte più lunga è una bellissima storia che racconta la bellezza del primo amore e le strazianti pene di una seconda possibilità, sullo sfondo dei selvaggi e romantici paesaggi dell’Africa. Leylah Attar è riuscita di nuovo a scrivere un romanzo stupendo ed emozionante dalla prima all’ultima riga.
Una bomba esplosa in un centro commerciale in Tasmania, cambia del tutto la vita di due persone, Rodel e Jack.
Jack era lì, quando è successo. Ha provato a salvare sua figlia, ma non è riuscito a raggiungerla prima che tutto andasse a fuoco. Hanno dovuto trascinarlo fuori. Da allora non riesce a superare il fatto di non essere riuscito a salvarla.
Rodel stava festeggiando l’acquisto della sua nuova casa in Inghilterra, quando una notizia al televisore cattura la sua attenzione. In poco tempo, si ritrova su un aereo per l’Africa, spinta dai sensi di colpa che prova per la morte di sua sorella. Infatti, l’aveva chiamata poco prima di morire, e Rodel non le aveva risposto.
Una volta in Africa, Rodel si trova in un’avventura per salvare dei bambini albini e trascina anche un poco convinto e burbero Jack, l’unico in grado di farle da guida.
Ho adorato entrambi i protagonisti, per il loro modo particolare di essere. Rodel, un’insegnante che ama la sua solitudine e la sua casa, si ritrova in un viaggio in un paese tutt’altro civilizzato e ad affrontare delle situazioni che vedrebbero altre persone scappare a gambe levate. È molto più forte di quanto sembra, di quanto anche lei stessa realizza.
Si può percepire l’amore che Jack prova per la sua famiglia e per la sua terra. È un uomo perso, che però non riesce a non farsi coinvolgere e a non essere attratto da una persona che sembra capire il suo dolore.
È stato magico vedere il modo in cui queste due anime spezzate riescono a trovarsi e a guarirsi a vicenda, provando a uscire dalla spirale di dolore che sembra risucchiarli entrambi. Questo libro ha qualcosa di speciale, e non solo per i paesaggi che ci vengono raccontati o per le bellissime e durissime esperienze che Rodel si ritrova ad affrontare. È toccante e sincero. Ti riesce a coinvolgere dalla prima all’ultima pagina, facendoti quasi venire voglia di andare a visitare quegli stessi luoghi. Magari di una o due esperienze se ne può fare a meno.
Darei cinque stelle a questo romanzo che apre una finestra in un mondo splendido che viene spesso ignorato.

Punto di vista: prima persona, alternato
Sensualità: qualche scena hot
Caratteristiche: romantico, emozionante
Stile narrativo: scorrevole
Tipo di finale: conclusivo, soddisfacente



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