giovedì 2 aprile 2015

Recensione "Freddo come il ghiaccio" di Anne Stuart

Freddo come il ghiaccio
di Anne Stuart
(Ice #2)

Abbiamo un miliardario pericoloso e megalomane che progetta di scatenare sette disastri di proporzioni colossali con l’intento di far crollare l’intero equilibrio finanziario mondiale. Il suo nome è Harry Van Dorn.
Poi abbiamo il suo assistente, in apparenza un uomo scialbo ed insignificante, ma in realtà un assassino freddo, calcolatore e perfettamente controllato, sempre diligente e impeccabile in ogni missione che gli viene affidata dall’agenzia per cui lavora. Il suo nome è Peter Jensen e il suo compito è eliminare Van Dorn prima che scateni una catastrofe mondiale.
E infine abbiamo Genevieve, una giovane e bella avvocatessa che si ritrova ospite nello yacht del miliardario perché incaricata di fargli firmare dei documenti importanti. In pratica finisce nel posto sbagliato al momento sbagliato…. e per l’inflessibile killer diventerà un enorme problema, piuttosto affascinante, ma pur sempre un problema. 
I protagonisti maschili di Anne Stuart sono sempre uomini rigidi e spietati, ma comunque dotati di un potente fascino e un enorme magnetismo. E alla fine dei giochi, sono sempre capaci di fare la scelta giusta… anche se con mezzi che definirei piuttosto discutibili dal punto di vista etico e umano. 
Questa volta però, ad avere gli attributi non è soltanto il protagonista maschile, perché Genevieve non si rassegna proprio a fare la fine dell’agnello sacrificale e si rivela fin da subito un osso duro, graffia e morde come una tigre e si mostra talmente tenace e combattiva da rasentare l’incoscienza. Tutto ciò, assieme ad una potente attrazione fisica, contribuirà a renderla ancora più interessante agli occhi di Jensen, iniziando a sciogliere a poco a poco quello splendido e impenetrabile blocco di ghiaccio. 
Così, anche in un sicario rigido come lui, iniziano a fare capolino tracce di rimorso, piccole indecisioni e qualche accenno di emozione… in pratica attimi di debolezza che rendono Jensen molto più umano e ancora più appetibile. 
A questi aggiungiamo poi un sottile gioco di seduzione a cui entrambi non riescono a sottrarsi, eccitanti scontri fisici e verbali, piccole attenzioni e inaspettate tenerezze. E infine una passione bellissima e tormentata che nasconde un amore disarmante, quello che cattura anima e corpo.
La scrittrice ci coinvolge in un’atmosfera elettrizzante degna dei migliori romanzi thriller, con un sequestro che si trasforma in un incubo su un isola sperduta in mezzo all’oceano, fughe quasi disperate, sparatorie e tradimenti. Ma alla fine, in mezzo a tanta violenza e brutalità, c’è ancora spazio per i sentimenti veri e profondi. E questo mi è piaciuto molto. 
Ma come nel primo volume della serie, anche qui c’è un grosso difetto: l’epilogo. 
Ormai sono giunta ad una conclusione: Anne Stuart ha un’indole crudele e ne va assolutamente fiera. 
Non si può far patire le pene dell’inferno a due personaggi stupendi per tutta la durata del libro, stuzzicare il nostro interesse con una passione meravigliosa e poi dedicare tre righe messe in croce al loro ricongiungimento in uno striminzito “happy ending”. No, non si può. 
Avrebbe meritato molto più di 4 stelline, ma quel finale m’è rimasto sullo stomaco e non lo mando proprio giù.


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