lunedì 31 agosto 2015

Recensione "Un mostro nell'armadio" e "Un puka nella credenza" di R.L. Naquin


Un mostro nell'armadio
di R.L. Naquin
(Monster Paradise #1)


Avete presente le guerriere toste e coraggiose dei nostri romanzi fantasy? Ecco, toglietevele dalla testa perché Zoey, la protagonista di questo libro, è l’anti-eroina per eccellenza.
Ragazza goffa e pasticciona, wedding planner divorziata, con un pessimo gusto in fatto di abbigliamento e capace di sfoderare all’occorrenza potenti armi di difesa personale come… una borsa a tracolla o lo scopetto del water. Ma non basta, perché Zoey non riesce mai a dire di no a nessuno e la colpa è tutta da attribuire alla sua dote insolita e assolutamente affascinante: è un’empatica, una calamita per tutti gli stati d’animo altrui e in grado di placare le emozioni negative come fosse una sorta di medicina dell’umore.
A volte è una benedizione, perché in questo modo riesce sempre a dire e fare la cosa giusta al momento giusto (con un pizzico di invasione della privacy… ma questo è un dettaglio su cui possiamo sorvolare). Ma è anche un supplizio, perché significa avere un guazzabuglio di emozioni che le sovraccaricano la testa e sembrano sul punto di farla esplodere. Se poi agli umani bisognosi si aggiungono anche creature sovrannaturali di ogni tipo, ecco che la situazione si complica e la povera Zoey si ritrova a dare asilo politico ad una mandria di mostriciattoli, fatine e folletti.
Il mondo è pieno di cose strane, se solo uno si prende la briga di guardare”. Eh si, perché in mezzo agli umani vivono i “Nascosti”, esseri bizzarri la cui sola esistenza rasenta quasi la follia.
E tra di essi ce n’è uno che ha conquistato fin da subito la mia simpatia: Maurice, il famigerato mostro nell’armadio di cui ogni bambino dovrebbe avere paura quando va a nanna la sera. Dico “dovrebbe”… perché in realtà è una delle creature più adorabili che abbia mai conosciuto. E diventerà l’ospite senzatetto di Zoey, sempre iperprotettivo nei suoi confronti e capace di rivelarsi all’occorrenza un fantastico chef.
Ma Zoey, in quanto ragazza pasticciona, si caccia ben presto in un grosso guaio… un guaio chiamato Sebastian: un demone-Incubo che vuole assaggiarla come fosse un succulento bocconcino, prosciugando tutte le emozioni che come empatica ha assorbito dentro di lei. A cominciare proprio dalle persone con cui è venuta a contatto, come fossero antipasti prima della portata principale.
Ma per fortuna c’è Maurice, che le mette alle calcagna delle guardie del corpo un po’ strampalate e poco convenzionali.
E poi c’è Riley, un “cavaliere” decisamente particolare. Sexy, simpatico, paramedico e misterioso…. insomma, musica per le mie orecchie e gioia per i miei sensi. Sebbene non compaia così spesso come avrei voluto, ma confido speranzosa nel secondo libro della saga.
Ora però torniamo a Zoey, la vera protagonista del romanzo, un’antieroina in cui ognuna di noi può immedesimarsi senza difficoltà. I suoi pensieri sono davvero spassosi, persino in momenti di tensione o in situazioni delicate. Per non parlare poi delle buffe scenette dei matrimoni che organizza o dell’approccio piuttosto imbranato con il paramedico bello e tenebroso, l’ultimo uomo al mondo che una ragazza sana di mente dovrebbe frequentare. Appunto… sana di mente. E lei non lo è di sicuro.
Alla fine dei giochi però, nonostante insoliti e preziosi alleati, Zoey dovrà contare soprattutto sulle sue abilità per sconfiggere il demone che sta seminando morte e terrore attorno a sé. E forse riuscirà a diventare anche lei una vera eroina, di quelle forti e coraggiose, anche se piuttosto improvvisate.

Insomma, consiglio questo fantasy leggero, frizzante e ironico a tutte coloro che, come me, amano divertirsi e viaggiare con la fantasia senza troppe pretese, senza cercare a tutti i costi un senso o una logica in un mondo un po’ assurdo, popolato da creature buffe e strampalate, ma assolutamente adorabili.


Un puka nella credenza
di R.L. Naquin
(Monster Paradise #2)


Eccoci arrivati al secondo capitolo di questa saga fantasy frizzante e un tantino folle, dove la nostra povera Zoey è costretta ad affrontare una valanga di guai che sembrano moltiplicarsi a vista d’occhio, regalandoci sempre un bel sorriso e ogni tanto anche un po’ di sana preoccupazione.
Riley viene messo in punizione dai suoi superiori, perché il bel paramedico nel primo libro si è preso la briga di salvare la vita di Zoey per ben due volte, violando spudoratamente le leggi che avrebbe dovuto rispettare. Ma non preoccupatevi, perché la ramanzina tocca anche a lei, che dovrebbe essere morta stecchita e invece si ritrova viva e vegeta… più goffa e pasticciona che mai.
Per questo motivo il Consiglio degli Affari Nascosti decide di sottoporla ad un test per verificare se Zoey è realmente un Aegis: un umano che vigila sui Nascosti, proteggendoli grazie a una dote speciale in suo possesso (che nel suo caso è appunto l’empatia). Se fallirà, dovrà finire in una bara una volta per tutte.
Ma i guai non vengono mai da soli, perché uno tira l’altro come in una catena di Sant’ Antonio. Per cui la povera Zoey si trova costretta a subire le minacce di morte da parte della mafia dei Leprecauni, che le impongono di pagare un pizzo in cambio di protezione e riversano su di lei (e sulle persone che la circondano) una sfortuna di proporzioni epiche. Sfortuna che crescerà a vista d’occhio per colpa di un malocchio lanciato su di lei dagli stessi membri del Consiglio e soprattutto per colpa di Silas, un puka peloso che si insedia di prepotenza a casa sua come un ospite sgradito, sempre disordinato e simpatico come un pugno in pieno stomaco. Ma per fortuna Zoey sopporta tutto col suo solito umorismo e con una sana e grassa risata. E per questo io l’adoro.
Insomma, questo secondo capitolo della saga è un bel minestrone di pasticci, disavventure e ogni forma di iella che possa precipitare sulla testa di un essere umano… tutti descritti e affrontati in modo ironico, leggero e brillante. Così, grazie all’aiuto di amici fantastici e un pochino strambi, come sempre Zoey ce la metterà tutta per superare ogni situazione catastrofica nel miglior modo possibile. Con mezzi alquanto discutibili… ma è il risultato che conta, no?
Il lato romance non è mai preponderante, resta sempre soft, quasi un po’ appartato, facendo la sua comparsa a volte in modo dolce e delicato, altre volte in modo buffo e assolutamente divertente (quei due poveretti non riescono a passare una serata tranquilla senza intrusi sgraditi o “intoppi sovrannaturali” di qualche tipo). Tuttavia non ho sentito così tanto la sua mancanza, forse perché il resto della storia è talmente dinamico, vivace e frizzante da catturare la tua attenzione e farti passare il tempo in modo divertente e molto più che piacevole.

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