venerdì 18 marzo 2016

Recensione "Love in the scars" di Andrew Levine

Love in the scars 
di Andrew Levine 

La Trama
Carter Avery è un giovane scrittore dal passato burrascoso, colmo di dolore e tristezza. Per un qualche strano scherzo del destino, proprio grazie agli eventi drammatici della sua vita e al suo dolore è riuscito ad affermarsi come scrittore a soli sedici anni, pubblicando il suo primo romanzo, seguito poi da altri successi. Sono passati molti anni da allora e la sua vita, però, non è mai cambiata veramente. Il dolore è l'unica cosa che lo tiene vivo, caratterizzando la sua vita con abitudini crudeli. Tutto ciò cambierà quando Elena Grace, una giovane e aspirante stella del cinema, dopo drammatici eventi, gli farà capire che anche il suo cuore è capace di amare.  Starà a lui, però, decidere se accettare il cambiamento e inseguire lo sconosciuto desiderio di luce con Elena, o ricadere nel buio del dolore che l'ha cresciuto. E talvolta, le paure e il destino possono rendere anche la scelta più semplice una tormentata e dolorosa decisione.

La mia opinione

Non c’è salvezza per chi ha già perso l’anima”.

Alcool, risse, ematomi e ossa rotte. Adrenalina e tanta rabbia.
E’ di questo che si nutre Carter Avery, è del dolore che ha bisogno per sentirsi libero, in pace e più vicino ai demoni del suo passato. E io ho vissuto ognuno dei suoi comportamenti autodistruttivi come un dannato pugno nello stomaco. Per lui però esiste anche un rifugio sicuro che lo protegge dal suo inferno personale, ed è il mondo dei libri che lui stesso scrive.
Si, avete capito bene, questo ragazzo sexy, arrogante e tormentato è uno scrittore folle e maledetto.
Ma per fortuna nella sua vita arriva un raggio di sole, uno spiraglio di felicità che si chiama Elena Grace, la bella e dolce vicina di casa, una giovane aspirante attrice, l’unica capace di scatenare emozioni che Carter non avrebbe mai creduto di poter provare e che lui stesso cercherà di ignorare perché convinto che la ragazza meriti di meglio. Ma “il meglio” non equivale nemmeno ad uno pseudofidanzato di nome Jamie che la tradisce continuamente e non le dedica le attenzioni che merita (un uomo che, per la cronaca, ho detestato fino quasi al 90% del libro, nonostante il tentativo di farsi perdonare i gravi errori commessi.) Nulla a che vedere con Carter, insomma, che oltre ad essere un tipo impetuoso e irascibile, sa mostrarsi anche infinitamente sensibile e vulnerabile.
Quegli spiragli che talvolta si aprono per mostrare un ragazzo fragile e devastato mi fanno venir voglia di stringerlo tra le braccia, proteggerlo dal mondo intero e riempirlo di quell’amore di cui ha un disperato bisogno. O di spronare Elena a prendersi cura di lui anche quando tenta di escludere tutti dalla sua vita, innalzando un maledetto muro di ghiaccio. Ma Elena è meravigliosa ed è perfettamente all’altezza della situazione.
La narrazione a POV alterni aiuta ad arricchire l’intera storia di mille sfaccettature. Quando è Carter che parla, il linguaggio è crudo, sfacciato e incurante di ogni formalità. E arriva esattamente dove deve arrivare. Perché questa è la potenza indiscussa di un POV squisitamente maschile. Il mio preferito, se devo essere sincera. Quando invece è Elena che narra, i toni si fanno spesso più leggeri e le sensazioni che evoca diventano più delicate. Ma non significa che appaiano meno intense.
Questo libro è stato una continua battaglia emotiva.
Forse merito della dolcezza dei momenti più intimi che i due ragazzi condividono, una dolcezza che fa tremare e mozza il respiro.
Oppure merito della tristezza (e della frustrazione) di un amore negato per l’incapacità di Carter di perdonare se stesso e di volersi bene.
O forse merito dell’ansia per una scoperta sconcertante e portatrice di vendetta o della tensione scaturita da pericolose rese dei conti che regalano un pizzico di suspense e un alone di mistero all’intera storia.
E infine merito anche di quel conflitto tra testa e cuore che lacera Elena nel profondo, ma che di fatto non ha ragione di esistere perché c’è un solo uomo a cui lei può appartenere. L’unico e indiscusso. Senza uno straccio di rivali.

«Sei come una strada buia e fredda che conduce in un luogo sconosciuto e… e io sono spaventata ma nonostante ciò, per qualche strana ragione, continuo a percorrerla.»
«Percorrila un’ultima volta e ti accorgerai che quella strada non fa più paura.
E’ giorno anche per me.»

Questo è un romanzo forte, duro e toccante. Ma anche pieno di una tenerezza che sbriciola il cuore.
Dove una ragazza è la luce e un ragazzo è l’oscurità. Paradiso e Inferno.
E l’amore è l’unica forza che può spezzare le catene che ancorano un uomo al bambino che era e al dolore che l’ha annientato.


Perciò devo farmi coraggio e iniziare a ripetere ad alta voce come un mantra: “Lo scrittore è un uomo… lo scrittore è un uomo…” perché la mia mente è ancora portata a credere che questo libro incantevole sia stato partorito dal cuore di una donna.
Ma non è così. E pensarlo sarà sempre un clamoroso errore.


Nessun commento:

Posta un commento

Se ti è piaciuto il post condividilo e clicca su G+1!
E se ti va, lascia un commento!