martedì 10 maggio 2016

Recensione "Il segreto della Regina Rossa" di A.G. Howard

Il segreto della Regina Rossa
di A.G. Howard
(Splintered #3)

La Trama
Dopo essere sopravvissuta al disastroso ballo, Alyssa si sente più coraggiosa che mai ed è decisa, nonostante sia una follia, a salvare i suoi due mondi e le persone che ama. Anche se questo significa sfidare la Regina Rossa su un campo minato da trucchi e astuzie, e anche se l’unico modo per raggiungere il Paese delle Meraviglie, ora che la tana del coniglio è chiusa, è quello di passare attraverso lo specchio, una dimensione parallela popolata da pericolosi mutanti. Con l’aiuto del padre, Alyssa affronta così il viaggio verso il centro della magia e del caos alla ricerca di sua madre. Riuscirà, insieme a Jeb e Morpheus, a salvare il mondo dalla distruzione in cui è intrappolato?


La mia opinione

Finire questo libro è stato come perdere un pezzo di me. Se solo l’avessi saputo, l’avrei letto più lentamente, mi sarei gustata ogni pagina, ogni avventura, ogni dettaglio con molta più calma e attenzione. Avrei dosato ogni attimo col contagocce come fosse un liquido prezioso. Ma il “se” è la congiunzione dei rimpianti e adesso che una delle migliori trilogie fantasy che io abbia mai letto è conclusa, andare avanti nel mondo dell’immaginazione sarà un’impresa faticosa.
All’inizio del libro ritroviamo Alyssa e il suo coraggioso papà intenti ad escogitare un piano per recuperare Jeb e Morpheus, imprigionati da tempo nella terra di DovunqueAltrove, un luogo raccapricciante in cui vengono esiliati i Netherling più pericolosi.
Ma i due ragazzi stavolta sembrano scambiarsi i ruoli: Morpheus, temporaneamente privato dei suoi poteri, diventa più umano, premuroso e saggio… senza mai smettere di essere la solita canaglia un po’ sfacciata che io amo da impazzire. D’altra parte Jeb appare profondamente segnato dalla magia di una terra oscura e dal dolore provocato dal tradimento, diventando un essere freddo e insensibile che fa della rabbia un mezzo per creare un’arte macabra e tramutarla in mostruosa realtà. E sarà compito di Alyssa aiutarlo a ritrovare se stesso, salvandolo così dall’oblio con estrema pazienza e infinita dolcezza.
Sapete che vi dico? Che lo preferisco di gran lunga così, perché questo nuovo Jebediah dannato e pericoloso è molto più affascinante del vecchio Jeb tenero e protettivo. Nonostante io resti fedele sempre e comunque al mio splendido ragazzo falena, anche quando mi porta a dubitare di lui e delle sue intenzioni, perché gli attimi che Morpheus condivide con Alyssa sono di una perfezione rara e toccante.


E il mio personaggio preferito stavolta è proprio lei, la piccola regina mezzosangue, tenace fino all’ultimo nel perseguire i suoi obiettivi, nonostante sia assalita su tutti i fronti da responsabilità troppo grandi e una potente magia Netherling che rischia di diventare un’arma a doppio taglio. Continuamente dilaniata dall’intensità dei sentimenti che ormai prova per entrambi, Jeb e Morpheus, in un modo diverso ma ugualmente potente. E soprattutto un’eroina coraggiosa, obbligata a prendere decisioni disperate pur di salvare le persone che ama e ricreare così il suo mondo incantato, dopo aver distrutto una volta per tutte la Regina Rossa rischiando di sacrificare la sua stessa vita. Ma la sua fortuna sarà quella di poter contare sul coraggio e l’umiltà di due cavalieri eccezionali che sono riusciti a sorprendermi in un modo che non mi sarei mai aspettata. E mi hanno commosso.
La genialità con cui la Howard inventa luoghi spaventosi e strambe creature fatate (che sembrano un collage di pezzi di animali usciti da un tritacarne e poi mescolati a casaccio) in questo libro raggiunge livelli inimmaginabili. Perciò mi sono sentita protagonista di un turbine di avventure senza senso mentre cresceva la tensione alimentata dai colpi di scena, perché ormai ero diventata succube del tetro incantesimo di questo libro e della sua mostruosa collezione di paradossi.
Fino ad arrivare alla fine, che mi ha lasciato una strana sensazione nel petto, piuttosto difficile da spiegare perché racchiude in sé affetto e allo stesso tempo malinconia. Un epilogo che forse potrebbe deludere… o forse no. Perché se ci penso bene, mi rendo conto che il finale giusto, coerente e perfetto per questo libro poteva essere uno solo. E la Howard ce l’ha dato. Anche se non mi basta e ne vorrei di più.
E’ la prima volta che concludo una recensione con dei ringraziamenti, ma qui direi che è doveroso.
Il primo va sicuramente a voi, Alyssa, Jeb e Morpheus, che mi avete fatto battere il cuore con una bellissima storia d’amore che ha resistito tenace come un rampicante in cerca di luce, in mezzo al buio più assoluto. A voi, che mi avete catapultato in un’avventura folle e un po’ inquietante dalla quale sono riemersa col corpo ma non con la mente, perché quella resterà per sempre intrappolata nei meandri del Sottomondo. A voi che mi avete fatto sembrare reale quanto di più illogico e strampalato possa essere partorito dalle profondità della terra.
E infine a te, A.G.Howard che hai preso una fiaba e ne hai fatto un piccolo, indimenticabile e tetro capolavoro. Da ora in poi, ogni volta che sentirò parlare della favola di Alice, la mia anima sorriderà con un pizzico di nostalgia. Perché per me, “Alice” siete voi.
Grazie di cuore.


2 commenti:

  1. Complimenti per la recensione. Questo libro (come il resto della trilogia) è in WL da un po' e devo dire che ora ho ancora più voglia di leggerlo.
    Mi piacciono da impazzire le copertine, anche se la versione originale senza i titoli enormi è molto più bella! :)

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  2. Spero che piaccia anche a me così tanto! Per ora sono ferma al secondo libro che, rispetto al primo, per certi aspetti ho apprezzato di più, anche se per altri non mi ha convinto del tutto. Sono molto curiosa di leggere questo terzo volume!

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