martedì 28 marzo 2017

Recensione: NEVE COME CENERE di Sara Raasch

NEVE COME CENERE 
di Sara Raasch
(Snow Like Ashes #1)

Trama
Da sedici anni i cittadini del Regno d'Inverno sono stati fatti schiavi, privati della loro magia e del loro re. L'unica speranza per il popolo di Inverno risiede negli otto fuggitivi che sono riusciti a scappare e sopravvivere fuori dai confini, in attesa che giunga il momento del riscatto. Rimasta orfana durante la sconfitta di Inverno, Meira è stata allevata da Sire e ha vissuto tutta la vita come profuga. Sogna di diventare una guerriera e far risorgere Inverno, ma il suo cuore batte anche per Mather, il suo migliore amico nonché erede al trono. Quando gli esploratori scoprono dove è nascosto il medaglione magico in grado di ridare i poteri a Inverno, Meira decide che è giunto il momento di fare sul serio. Finirà coinvolta in un gioco pericoloso forse troppo spietato per lei. E soprattutto dovrà rendersi conto che il suo destino non le è mai realmente appartenuto. 

La mia opinione

“Anche la tempesta di neve più forte comincia da un fiocco solo.”

Le basi di questo libro sono simili a molti altri fantasy che ho già letto. C'è un regno che è stato completamente sconfitto dal re malvagio di un regno adiacente, tutta la popolazione sopravvissuta è stata ridotta in schiavitù e la manciata di persone che è riuscita a fuggire, in cui è presente la protagonista, deve trovare il modo di rovesciare il re malvagio, liberare i prigionieri e ricostituire il loro regno. In effetti, questa trama mi ha ricordato molto la saga de “Il trono di Ghiaccio”, mentre la situazione geopolitica, divisa in quattro regni delle stagioni e quattro di “non stagioni”, mi ha riportato in mente “ACOTAR”. Ma le similitudini tra Sara Raasch e Sarah J. Maas finiscono qui. Se la Maas infatti riesce sempre a sconvolgere e sorprendere, la Raasch non regge il confronto. Il mega colpo di scena finale è prevedibilissimo fin dalle prime pagine e il coinvolgimento emotivo è molto più basso. Detto questo, ci sono invece molti punti positivi che rendono la lettura piacevole nonostante tutto. 

L'ambientazione è abbastanza ben strutturata: esistono quattro regni delle stagioni (Estate, Autunno, Inverno e Primavera, ovviamente) e quattro regni del ritmo (Cordell, Ventralli, Yakim, Paisly), ogni regnante possiede un retaggio magico (che possono essere medaglioni, armi o altro) che influisce positivamente sul loro popolo. Quattro regni di loro sono patriarcali (ovvero il retaggio può essere utilizzato solo dai re) e quattro sono matriarcali (dove sono le regine ad avere controllo della magia). Si trovavano in una situazione di relativa stabilità, fino a quando il malvagio re di Primavera, Angra, ha conquistato il regno di Inverno uccidendone la regina e imprigionando la maggior parte della popolazione.

Volevo la mia vita, una vita in cui sentirmi parte del regno. E per me, il modo di ottenerla, era combattere per esso.

Solo poche persone riescono a fuggire: la nostra eroina Meira, orfana, Mather, erede al trono maschio in una linea di successione matriarcale, e Sire, il generale che si è preso cura di loro (più altre persone di cui conosciamo i nomi ma che sono pressoché inutili per la trama). Meira è una protagonista interessante: è una combattente e vuole essere utile per il suo regno, per cui si butta a capofitto nel pericolo (e compie scelte anche un po' azzardate). Mather è molto dolce, ma si sente insicuro e inutile dato che, anche se riuscissero a ritrovare il retaggio, non potrebbe usarne la magia in quanto maschio. Lui e Meira sono cresciuti insieme e tra loro c'è il solito sentimento siamo-migliori-amici-ma-provo-qualcosa-di-più-ma-non-posso-dirtelo-perché-il-nostro-amore-è-proibito. 


“Sei sempre stata tutto per me. Ho sempre avuto bisogno di te crescendo, e non sapevo come gestirlo... oh, neve! Non lo so nemmeno adesso, va bene?”

Più avanti nella storia, troviamo Re Noam di Cordell e suo figlio Theron e – ta dan! - triangolo. Theron mi piace come personaggio, è più interessante di Mather e si interessa di poesia, letteratura e arte. È più divertente e le scene in cui lui e Meira sono insieme sono le mie preferite.

“Sei impossibile” ringhio e riapro il libro.
Theron ride e mi viene più vicino. “Impossibile, dolce. Sono sinonimi, in realtà.”

La lettura è scorrevole anche se mi ha dato un po' fastidio la narrazione al tempo presente, ma credo sia una questione di gusti personali. All'inizio mi è parso un po' lento, ma verso la metà ha iniziato ad essere più interessante e sono arrivata in fretta alla conclusione, curiosa di sapere come sarebbe stato rivelato quel colpo di scena che avevo già intuito a pag. 60. Si intravedono delle potenzialità per i seguiti, tuttavia in questo primo libro non ho mai avuto voglia di mettermi a piangere o scoppiare a ridere. Di conseguenza, lo giudico un pochino al di sopra della sufficienza.

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