martedì 16 aprile 2019

Recensione: La moglie olandese di Ellen Keith

La moglie olandese
di Ellen Keith

Editore: Newton Compton Editori
Data di uscita:

Trama
Amsterdam, 1943. Mentre i tulipani sbocciano, i nazisti si stringono intorno alla città. Quando gli ultimi barlumi di resistenza sono spazzati via, Marijke de Graaf e suo marito vengono arrestati e deportati in due diversi campi di concentramento in Germania. Marijke si trova davanti a una scelta terribile: andare incontro a una morte lenta nel campo di lavoro oppure, nella speranza di sopravvivere, unirsi al bordello del campo. Dall’altra parte del filo spinato, l’ufficiale delle SS Karl Müller spera di essere all’altezza delle aspettative di gloria di suo padre. L’incontro con Marijke, però, cambia il suo destino. Buenos Aires, 1977. È in corso la “guerra sporca” argentina, una repressione violenta di tutti i dissidenti al regime. Luciano Wagner si trova in una cella senza sapere se uscirà mai di prigione.  Dall’Olanda alla Germania, fino all’Argentina, la storia di tre persone che condividono un segreto sta per intrecciarsi all’ombra di due dei regimi più terribili di tutta la storia moderna.


La mia opinione

“La moglie olandese”  è un romanzo storico, che segue le vite di tre persone diverse, ma tutte collegate tra di loro. 
Marijke, la prima protagonista,  è una giovane donna olandese, che, durante la Seconda Guerra Mondiale, viene deportata insieme al marito Theo in un campo di concentramento, Ravensbruck, poiché accusati di aver cospirato contro il Regime.
Marijke viene separata da Theo, ed è costretta a lavorare duramente, soffrendo il freddo e la fame. 
Ma un giorno, si presenta un’occasione inaspettata: andare a lavorare nel bordello del campo di concentramento di Buchenwald. 
Pur di sopravvivere, Marijke accetta. 
Il secondo protagonista del romanzo è Karl Muller, il neo-eletto comandate del campo di Buchenwald. 
Le vite di Marijke e di Karl sono destinate ad intrecciarsi, sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale e delle atrocità ad essa collegate. 
Il terzo ed ultimo protagonista è Luciano, un ragazzo argentino, che, durante il 1977, viene fatto prigioniero da alcuni militari e torturato brutalmente.
Le tre storie, pur venendo alternate capitolo dopo capitolo in modo uguale, non sono sullo stesso livello: da subito, infatti, si comprende che la storia principale è quella di Marijke, poiché è l’unica ad avere i capitoli narrati in prima persona. 
Tutti noi, purtroppo, conosciamo più o meno la tremenda realtà dei Campi di Sterminio, ma, personalmente, ignoravo il fatto che ci fossero dei bordelli all’interno degli stessi. 
Sicuramente è un argomento molto delicato, ma che lascia spazio per riflettere e per comprendere ancora di più le scelte atroci che i prigionieri erano costretti a fare, pur di sopravvivere. 
La storia di Luciano mi è piaciuta molto, ma, in tutta onestà, non sono riuscita a “sentirla” fino in fondo. 
Forse perché la connessione con gli altri due racconti emerge solo alla fine, o forse perché è ambientata in un altro periodo storico (anche se comunque sempre terribile).
L’autrice ha un modo di scrivere fluido e coinvolgente. Il ritmo del romanzo è pacato e stabile, pur raccontando avvenimenti sconvolgenti, a cui è impossibile rimanere indifferenti. 
Un libro sicuramente per cuori duri, ma, a mio parere, necessario. Se vi sentite pronti, leggetelo!


Punto di vista: prima persona di Marijke, terza persona di Karl e Lucian
Sensualità: presente
Caratteristiche: duro, intrigante, sconvolgente
Stile narrativo: fluido, con un ritmo stabile
Tipo di finale: conclusivo




Si ringrazia la Newton Compton per la copia ARC del romanzo. 

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