giovedì 5 giugno 2014

Blogtour DIARI DAL SOTTOSUOLO: Intervista a Gisella Laterza + estratto

Ciao a tutti!
A maggio vi abbiamo segnalato (QUI) l'uscita dell'antologia "Diari dal Sottosuolo" a cura di Diario di Pensieri Persi.

Oggi abbiamo il piacere di ospitare sul nostro blog Gisella Laterza, una delle autrici dei racconti presenti nell'antologia. 


1. Chi è Gisella Laterza? Descriviti in poche righe.
Sono una grafomane che ha cominciato a scrivere romanzi a undici anni. Ora ne ho ventidue e non ho ancora perso questo brutto vizio.
Scrivo di tutto, dal fantasy al racconto introspettivo, dall'horror alle fiabe.
Scrivo per sfogarmi, per trovare un senso a ciò che vivo.
Ma soprattutto, scrivo perché scrivere mi piace.

2. Come sei stata coinvolta nel progetto dell’antologia Diari dal Sottosuolo?
Sono stata coercizzata da quella tiranna della bossaH Aless… Scherzo! Ho conosciuto Alessandra Zengo un anno fa, quando le ho mandato in lettura il mio romanzo d’esordio. Le è piaciuto, e da allora ci siamo sentite spesso per vari progetti malefici di conquista del mondo, e per altre amenità.
Quando mi ha proposto di partecipare all’antologia, ho detto di nuovo: “Sì, agli ordini!”

3. Quale messaggio vuoi trasmettere al lettore con il tuo racconto Sogni perduti e birra scura?
Come in tutto ciò che scrivo, ci sono diversi messaggi, ma preferisco che sia il lettore a scegliere quello più adatto per sé.
In generale, mi piace scrivere storie di conflitti, perché in un dilemma, in un dubbio, in una situazione difficile ogni lettore può riconoscersi, sentire quella storia più vera e interrogarsi sulla soluzione. Il messaggio è deciso dal lettore, non dallo scrittore.
Il mio racconto narra del (comico) tête-à-tête tra un uomo, Gigi, e il suo sogno ormai abbandonato. Le domande sono: cosa succede quando i sogni di quand’eri ragazzo tornano a tormentarti? (E lo fanno letteralmente, sotto la forma di un pomposo personaggio che parla in modo strano e buffo?)
Le risposte appartengono ai lettori.

4. Nel tuo racconto parli di Sogni e Incubi. Qual è il tuo sogno più grande?
E il tuo incubo peggiore?
Il mio sogno più grande è poter un giorno esclamare, come la “zia” Jane: «Vivrò della mia penna!»
Il mio incubo peggiore? La solitudine. Ho paura di concentrarmi troppo sui miei obiettivi, di trascurare tutte quelle persone importanti che mi hanno aiutato a raggiungerli, e di ritrovarmi sola. Se sogni troppo a lungo, trovi qualcuno al tuo risveglio?

5. Dei vari racconti contenuti nell’antologia, quale ti ha colpito maggiormente? Perché?
Mi hanno affascinato tutti e sono onorata di far parte di questa antologia. Se devo sceglierne uno, mi ha incantato... Sirene, sia per i temi trattati (la malinconia, il rimorso), sia per la capacità dell’autrice di creare scene oniriche, al limite tra realtà e allucinazione, sia per la rivisitazione in chiave inquietante e psicologica della figura della sirena, che mi ha sempre intrigato.

6. Come nascono le tue storie e i tuoi personaggi? Da dove arriva l’ispirazione?
L’ispirazione è una bestia malefica che io non comprendo. A volte viene quando meno me l’aspetto – mentre sto camminando o sono in coda per prendere il biglietto del treno. A volte posso corteggiarla per ore, e non si fa vedere. A volte mi morde e non mi molla più.
Le mie storie e i miei personaggi nascono in modi sempre diversi e imprevedibili. Forse è per questo che scrivere mi diverte tanto.

7. In quale momento della giornata preferisci scrivere? E in quale preferisci invece dedicarti alla lettura?
Leggo sempre, appena ho un momento libero. Soprattutto in treno. Nemmeno per la scrittura ho degli orari fissi, ma dalla pubblicazione del primo romanzo cerco di combattere il mio carattere ballerino; provo a essere più costante, insomma, perché voglio continuare sulla strada che ho iniziato.

8. Dopo Di me diranno che ho ucciso un Angelo, il tuo romanzo d’esordio pubblicato da Rizzoli, hai nel cassetto altri progetti letterari di prossima uscita?
Ho consegnato al mio editore un nuovo progetto, una storia per bambini piena di quel che mi ha sempre divertito di più al mondo: i pirati! Everything’s better with pirates! Spero di potervene parlare il prima possibile!

Grazie per l’intervista!

Grazie a voi, e a presto!


Di seguito sinossi ed estratto del racconto "Sogni perduti e birra scura"  di Gisella Laterza

Sinossi
Una misteriosa fanciulla dai capelli neri come birra scura, una biblioteca e un uomo qualsiasi, che sembra aver rinunciato a ogni sogno possibile. Ma cose accade se i sogni si trasformano in incubi? Sogni perduti e birra scura, di Gisella Laterza, cerca di rispondere a questa domanda. 

ESTRATTO

Gigi fece qualche passo tra gli scaffali della biblioteca e poi la vide.
Era una fanciulla, che gli sembrò strana e bella. I suoi occhi erano az zurri come stoviglie, i suoi capelli erano neri come birra scura. Vestiva un abito assurdo, da gran gala, argentato e lunghissimo, con una gonna ampia e abbondante come una tenda; tra le pie ghe della veste erano cucite perle e fili d’argento come a un albe ro di Natale sono attaccate le stelle filanti. La scollatura lasciava scoperta parte del seno, a cui la fanciulla portava le mani, piccole e guantate, e le premeva con forza, paura, disperazione, come se volesse tenere dentro al petto qualcosa che cercava di liberarsi. 
Gigi restò immobile a guardarla, convinto di stare sognando. 
La fanciulla gli restituì uno sguardo che, non potendo chie dere aiuto, implorava una preghiera muta e assordante: non la sciarla sola in quel momento, qualsiasi cosa stesse per accadere. 
Le mani di lei continuarono a premersi il petto, come se quel lo fosse il centro di un dolore intollerabile. Il dolore dovette esploderle all’improvviso in una fitta acuta, penetrante, perché la fanciulla barcollò e cadde a terra svenuta, distesa sul freddo pa vimento della biblioteca, le braccia abbandonate lungo i fianchi, le gonne che si allargavano attorno a lei. 
Gigi, che ancora non si era mosso, vide allora, lì dove la fan ciulla aveva tenuto le mani, un tatuaggio. Gigi era tanto vicino da poter vedere che era formato da parole che cominciavano sotto l’abito. I segni si stavano espandendo a vista d’occhio, usciva no dal corpetto, invadevano il seno della fanciulla, arrivavano al collo e al viso, alle braccia e alle mani. Ogni nuova parola che compariva aveva il colore dell’inchiostro che scrive sulla carta. 
La fanciulla aprì gli occhi. Si illuminarono di lacrime e incro ciarono quelli di Gigi che desiderò, per la prima volta nella sua vita, di essere migliore per poterla aiutare. 
Subito dopo, il tatuaggio si infiammò. La fanciulla non lanciò un grido, non disse nulla mentre le parole scritte sul suo corpo prendevano fuoco, una dopo l’altra, scrivendo un racconto di fiamme e dolore sulla sua pelle. In breve, tutta la sua figura ne fu avvolta e Gigi la vide bruciare e consumarsi. Tuttavia, anche se si trovava a pochi passi da lei, non sentì calore. 
Della ragazza non restò altro che cenere, che si mischiò alla polvere del pavimento e dei libri della biblioteca.
Gigi non era un uomo dotato di fantasia. Visto che non riu sciva a immaginare nessun motivo sensato per cui una fanciulla con uno strano tatuaggio dovesse prendere fuoco senza brucia re tutto ciò che le stava attorno, pensò che, semplicemente, una cosa del genere non poteva mai essere accaduta.
Guardò il mucchio di cenere, si ricordò di avere in mano una scopa e una paletta, e con grande professionalità raccolse la cenere e la mise nel cestino.
Certo, aveva sognato, si disse.
E in fondo aveva ragione.
Almeno in parte.


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