sabato 4 giugno 2016

BlogTour Qualcosa di meraviglioso di Sarah Morgan - L'incipit

Ciao a tutte!
Oggi diamo il via al Blog Tour dedicato all'uscita del secondo romanzo della serie contemporary romance Puffin Island di Sarah Morgan! 
Qualcosa di meraviglio, il romanzo con protagonisti Brittany e Zach, sarà disponibile in libreria e in ebook dal 9 giugno. Vi ricordo che il primo libro di questa serie è "La prima volta per sempre" di cui trovate qui la mia recensione. 

Titolo: Qualcosa di meraviglioso
Autrice: Sarah Morgan
Editore HarperCollins Italia 
Collana: hc
Prezzo: 14,90€
Disponibile anche in ebook  
Data di uscita: 9 giugno 2016

La Trama
A diciotto anni che cos'è la vita se non un'incredibile avventura? E cosa c'è di più esaltante che viverla in due, innamorati, pronti a condividere emozioni, gioie e dolori per l'eternità? Erano questi gli ingenui pensieri con cui la giovane Brittany Forrest si apprestava a sposare Zachary Flynn, il seducente cattivo ragazzo capace di farla volare senza bisogno di ali. Ma le promesse nuziali non reggevano l'impatto con la realtà e dopo dieci giorni turbolenti e tempestosi come è spesso il clima a Puffin Island, di quell'amore non rimaneva che un ricordo conficcato nel profondo del cuore. Gli anni sono passati, Brittany ha placato la sua sete di avventura girando il mondo tra polvere e scavi archeologici, continuando a conservare un legame profondo con l'isola al largo della costa del Maine. Nel cottage lasciatole dalla nonna a Puffin Island sa di poter sempre trovare un rifugio sicuro, un'oasi di serenità in ogni momento della vita. E quando quel momento arriva Brittany è sorpresa di scoprire che il suo ex marito ha fatto una scelta analoga. Rivederlo dove tutto è cominciato riapre vecchie ferite e alimenta scintille mai spente. Perché Zach è ancora capace di turbarla con una parola, un gesto, uno sguardo. Ora che entrambi sono più saggi e disincantati, forse troveranno il modo di proteggere e far crescere quella meravigliosa alchimia che li lega. Perché la seconda volta sia per sempre.

La cover originale

La serie "Puffin Island" è composta da:
0.5 Playing by the Greek's Rules  (Le regole del greco - uscito negli Harmony collezione)
1. First Time in Forever (La prima volta per sempre)
2. Some Kind of Wonderful (Qualcosa di meraviglioso)
3. Christmas Ever After (Natale a Puffin Island, in uscita prossimamente!)


L'Autrice
Tra le autrici più amate da USA Today, due volte vincitrice del RITA Award per i Romance Writers of America, Sarah Morgan si è fatta conoscere grazie ai suoi romanzi vivaci e sensuali, di cui ha venduto oltre  11 milioni di copie. Inglese, ama la vita all'aria aperta, sciare e fare trekking, ma soprattutto adora rimanere in contatto con le proprie fan, tramite Facebook facebook.com/AuthorSarahMorgan, Twitter @SarahMorgan_ e il suo sito web  www.sarahmorgan.com.  Ha pubblicato Mentre fuori nevica, All’improvviso la scorsa estate e Accade a Natale, serie incentrata sui fratelli O’ Neil, e La prima volta per sempre, primo romanzo della serie Puffin Island.  


Pronti a ritornare a Puffin Island?

L'INCIPIT DEL ROMANZO


Zachary Flynn non sarebbe dovuto nascere.
Il suo concepimento, come sua madre aveva l'abitudine
di ricordargli, era stato il frutto di una sbornia e di un preservativo
difettoso. Di conseguenza, durante i primi otto
anni dell'esistenza di Zach, lei lo aveva biasimato per tutto
quello che non funzionava nella sua vita, dalla perdurante
povertà alle pulci nel letto. Chi avesse biasimato dopo
di lui, non lo sapeva, perché in terza elementare una
maestra si era insospettita a causa dei lividi che gli comparivano
sul corpo e delle due ossa rotte nel giro di cinque
mesi, ragion per cui, dopo gli opportuni accertamenti da
parte dell'autorità, era stato affidato a un'altra famiglia.
Quei bravi cristiani timorati di Dio, assidui frequentatori
della chiesa, si sarebbero meritati qualcosa di meglio del
rifiuto di un quartiere malfamato di Boston, cresciuto nella
convinzione che l'unico modo per impedire agli altri di
fregarlo fosse di fregarli per primo. Zach era riuscito a far
perdere la pazienza perfino a loro. A quel punto, era stato
sballottato di casa in casa come il testimone in una gara di
staffetta, in cui ognuno era ansioso di passarlo al prossimo
della lista.
Era ben avviato verso una vita dal lato sbagliato della
legge quando aveva scoperto il volo.
Venti anni più tardi conservava ancora un vivido ricordo
del momento in cui tutto era cambiato.
Era stata una giornata di grande afa a Camp Puffin,
l'aria del bosco greve dei profumi dell'estate e del ronzio
degli insetti, gli unici esseri viventi che riuscivano a muoversi
con quel caldo. Zach aveva sterminato una legione di
gigantesche zanzare nel dormitorio privo d'aria che condivideva
con altri sette ragazzi, figli di famiglie che si premuravano
di mandarli in campeggio carichi di leccornie e
di gadget in modo da attenuare il trauma della separazione.
Zach aveva ottenuto il posto in virtù di un programma
di assistenza sociale e i suoi compagni si erano assicurati
che non lo dimenticasse mai. Per vendicarsi delle loro incessanti
battute, Zach aveva gettato i loro zaini in una
pozza lasciata dalla marea. Una parte della roba era stata
portata via dal mare e i genitori inferociti avevano preteso
che il colpevole venisse severamente punito.
La figura del genitore partecipe della vita dei propri figli
era del tutto aliena a Zach, in special modo quando il
danno consisteva in una mezza dozzina di magliette perdute
e qualche tavoletta di cioccolato rubata.
La sua punizione era consistita in un incontro con Philip
Law, il direttore di Camp Puffin.
Zach, che vedeva con sospetto qualunque forma di autorità
e non avrebbe mai potuto essere a proprio agio con un
uomo che faceva Law – legge – di cognome, si era aspettato
di venire cacciato via. Aveva finto che non gli importasse,
ma in realtà avrebbe sopportato l'attacco di migliaia di
zanzare pur di poter vivere su un'isola dove la foresta incontrava
il mare. Qualunque situazione sarebbe stata preferibile
al doversi guardare di continuo le spalle nella soffocante
calura della città e poi, anche se non l'avrebbe ammesso
mai, Puffin Island gli piaceva. C'era qualcosa, nell'aria
limpida e pulita, nel modo in cui l'oceano riempiva
l'orizzonte che gli faceva sentire meno l'impulso di uccidere
il suo vicino di letto al dormitorio.
Si era piantato davanti alla scrivania a gambe larghe,
pronto a vedersi sbattere in faccia l'ennesima porta, l'espressione
non me ne frega niente già fieramente al suo
posto sul viso, ma, invece di ordinargli di fare i bagagli,
Philip lo aveva portato al campo d'aviazione situato sul lato
opposto dell'isola.
Il dodicenne ribelle aveva fissato il Cessna con aria
scocciata, in attesa che l'ascia cadesse sul proprio collo,
chiedendosi se quello che aveva fatto fosse davvero tanto
grave da rendere necessario evacuarlo urgentemente dall'isola
su un aereo. Forse, una volta arrivato a una certa
distanza dall'isola, Philip Law lo avrebbe scaricato in mare.
Sì, fallo. Perché no?
A chi diavolo sarebbe importato?
Nessuno avrebbe sentito la sua mancanza.
Forse nemmeno lui.
Mentre l'aereo rollava sulla pista per portarsi in posizione
di decollo, Zach si era chiesto se sarebbe morto sul colpo
impattando l'acqua, oppure lentamente di annegamento.
Poi, quando il piccolo velivolo si era staccato da terra, il
ragazzo che aveva vissuto tutta la sua vita nella paura aveva
conosciuto un momento di terrore mozzafiato, subito
seguito da un'esaltante sensazione di euforia alla vista del
mare scintillante e del verde smeraldo dei boschi che si
rimpicciolivano sotto di loro.
Il suo stomaco era precipitato dalle parti dei talloni e gli
occhi gli erano schizzati fuori dalle orbite.
«Porca miseria.» Si era guardato avidamente attorno,
assorbendo ogni movimento delle mani di Philip, invidioso
delle conoscenze tecniche che gli permettevano di volare.
Le voleva anche lui, quelle conoscenze, più di quanto avesse
mai voluto qualcosa in vita sua. In un lampo accecante,
aveva realizzato che esisteva un mondo oltre a quello nel
quale abitava.
Anni dopo Philip gli aveva detto che era stato allora che
aveva capito di aver fatto bene a offrirgli quella che a molti,
più che una punizione, era sembrata una ricompensa.
Avrebbe potuto fargli un predicozzo, sanzionarlo, perfino
espellerlo, ma sarebbe servito solo a indurire ulteriormente
un ragazzo che era già fatto di solido acciaio. L'autorità
gli scivolava addosso, istruzioni e ordini rimbalzavano come
una palla di gomma sul cemento. Nulla penetrava.
Finché non erano arrivati a duemila metri.
Là, in mezzo alle nuvole, la maschera di indifferenza
era scivolata via, rivelando un'eccitazione troppo pura e
potente per poter essere contenuta.
Per Philip era stato un modo per mostrare a un ragazzo
logorato e disilluso il barlume di un'altra vita.
Per Zach era stato amore al primo volo.
Avevano sorvolato l'isola di Vinalhaven puntando verso
Bar Harbor, le mille sfumature di verde dei boschi, gli
specchi luccicanti dei laghi, il blu intenso delle acque di
Penobscot Bay, solcate da imbarcazioni di ogni forma e dimensione.
Ipnotizzato dalla visione di un mondo completamente
diverso da quello che finora gli aveva assestato soltanto
colpi bassi a ripetizione, Zach aveva dovuto fare uno
sforzo per trattenersi dal mettersi a strillare come un
bambino al luna park.
Guardate su, guardate su, aveva gridato dentro la sua
testa, osservando macchine grandi come scatole di fiammiferi
che seguivano il serpente grigio della strada costiera.
Guardate su e ditemi chi è più in alto adesso.
Quando alla fine erano atterrati, tremava come una foglia.
Si era sentito il re del mondo.
«Wow, incredibile! Io... possiamo rifarlo? Voglio tornare
lassù. Sono pronto a fare qualunque cosa.» Si era abbassato
a implorare e non gli era importato. Nemmeno quando
aveva visto l'espressione compiaciuta di Philip.
«Ti piacerebbe imparare?»
Zach si era passato le mani sulla fronte imperlata di sudore,
come un tossico al quale era stato mostrato un nuovo
modo di iniettarsi l'eroina. «A volare? Oh, sì.» Che razza di
domanda era? Chi sarebbe stato tanto idiota da dire di no?
Quella cosa era una figata pazzesca.
«Allora piantala di cazzeggiare.» Philip lo aveva inchiodato
con lo sguardo. «Piantala di sprecare il tuo cervello,
di vivere per deludere le aspettative di tutti e comincia a
fare qualcosa della tua vita.»
Zach per poco non si era ingoiato la lingua. Non sapeva
cosa l'avesse scioccato di più, se il fatto che qualcuno si
fosse accorto che aveva un cervello, oppure che il direttore
del campo avesse usato il termine cazzeggiare.
Confuso, aveva risposto nell'unico modo che conosceva.
Attaccando.
«Non ho chiesto io di avere una vita di merda. Non è che
sono entrato in un ristorante ordinando un hamburger gigante
di infelicità con contorno di miseria.»
«Soltanto perché ti servono qualcosa, non significa che
tu debba mangiarla. Possono metterla nel piatto e piazzartela
davanti, ma nessuno ti costringe a inghiottirla. La
gente può dire che sei un delinquente buono a nulla e tu
puoi crederci, oppure dimostrare che si sbagliano. Quello
che è successo nel passato non è stata colpa tua. Quello
che succederà nel futuro dipende dalle tue decisioni. Puoi
prenderne di buone, oppure restare lì a guardare tutto che
va a rotoli e trascorrere il resto della tua vita ad accusare
gli altri per quello che ti è capitato.»
Lo aveva fatto sembrare così semplice, come se Zach
non dovesse fare altro che gettarsi una felpa all'ultima
moda sopra le cicatrici e le bruciature di sigaretta per entrare
nel giro dei fighetti che frequentavano l'isola d'estate.
Zach sapeva che non funzionava così. Anche se si fosse
messo addosso un completo di Armani, non sarebbe cam14
biato nulla. Lui veniva dal nulla e non sarebbe andato da
nessuna parte.
L'unica differenza era che adesso voleva arrivarci in aereo.
Aveva spinto lo sguardo lontano, combattuto e astioso,
l'istinto di reagire scalciando profondamente insito nel suo
sistema. Contro la sua volontà, i suoi occhi erano scivolati
sulla strumentazione del Cessna e si era quasi messo a fare
le fusa. Moriva dalla voglia di toccare la cloche e i pulsanti.
Moriva dalla voglia di salire alto nel cielo per giocare
a nascondino con le nuvole. Era più di una voglia. Era
un bisogno.
E, poiché conosceva le persone e amava il volo, Philip lo
aveva riconosciuto.
«Sono un istruttore qualificato. Posso insegnarti.»
Era stato come porgere una pagnotta di pane a un affamato.
Zach aveva cominciato a salivare, ma anni di sfiducia lo
avevano trattenuto. «Dov'è il tranello?»
Lo sguardo di Philip non aveva vacillato. «Deve esserci
per forza un tranello?»
«Ce n'è sempre uno.» Il cinismo era radicato, strati e
strati di gelidi va' a farti fottere che lo avevano protetto
dai tanti benintenzionati che avevano finito per scaricarlo
quando le loro buone intenzioni non si erano rivelate abbastanza
gratificanti. Zach non vedeva ragione di fare stare
bene con loro stesse delle persone che, più o meno sottilmente,
gli trasmettevano il messaggio che era uno che non
valeva niente.
«Il tranello è che devi darti una regolata. Basta con le
lezioni saltate. Sprecare un cervello come il tuo è un delitto.
Torna qui ogni estate e, quando sarà il momento, ti insegnerò
a volare. E tu mi ripagherai.»
Eccolo là, il tranello.
«Non ho soldi.» Ma se li sarebbe procurati. Stava già
pensando a quello che avrebbe potuto rubare, quando Philip
aveva scosso la testa.
«Non so che farmene dei tuoi soldi. Voglio il tuo impegno.»
Zach lo aveva guardato con aria assente. Il termine gli
era familiare, ma non sapeva che significato avesse. «Certo.
Qualunque cosa.»
«Dovrai aiutare al campo. Ogni estate per tre mesi filati.
Cominciando ad assumerti delle responsabilità.»
Aiutare al campo?
Le parole avevano impiegato qualche secondo a penetrare
e Zach aveva pensato che era un bene che fossero dentro
la cabina dell'aereo, perché altrimenti un milione di
insetti si sarebbe infilato nella sua bocca spalancata. Aveva
provato a immaginarsi come avrebbero reagito i ricchi
genitori dei suoi compagni alla notizia.
«È uno scherzo?»
«No, non è uno scherzo. Nel caso non l'avessi capito, ti
sto offrendo qualcosa che la vita non ti ha mai dato... una
possibilità. Spetta a te decidere se prenderla, oppure no.»
«E non mi costerà nulla?» La vita gli aveva insegnato
che le cose buone non arrivavano mai gratis. Anzi, nella
sua esperienza, non arrivavano e basta. Che si fosse sbagliato,
sul conto di Philip? Forse la moglie sorridente era
soltanto una facciata. Forse era attratto dai ragazzini e si
sarebbe servito dell'aereo per portare Zach in un posto dove
nessuno li avrebbe disturbarti.
Era stato invaso dal panico e sullo schermo della sua
mente si erano dipinti degli scenari allucinanti.
Uno dei tanti svantaggi del non valere niente era che,
quando sparivi dalla circolazione, nessuno si preoccupava
al punto da cominciare a fare domande.
Philip non gli aveva staccato gli occhi di dosso neppure
per mezzo secondo. «Ti costerà, eccome se ti costerà. Pulirai
cessi e gratterai barche finché non diventerai abba16
stanza grande da assumerti delle vere responsabilità. A
quel punto, inizierai a studiare per diventare un counselor
del campo. Ti piace il bosco, quindi suggerirei qualcosa
che vada in quel senso. Imparerai delle tecniche di sopravvivenza.
Non quelle che ti hanno insegnato in strada, ma
come vivere di quello che si trova in natura. Non ci sono
tranelli, Zach. Nessuno sta cercando di fregarti. Mi sono
offerto di insegnarti a volare, tutto qui. La prima volta che
mio padre mi ha portato in aria, avevo la tua età. Ho voluto
fare lo stesso per te.»
«Perché?» Il sospetto era duro a morire.
«Perché tutti hanno bisogno di tirare il fiato di tanto in
tanto, e tu più di molti.»
L'unica cosa che non aveva mai avuto dalla vita era la
possibilità di fermarsi per tirare il fiato. Occhi neri, labbra
spaccate, ossa rotte... di quelle ne aveva ricevute in abbondanza,
ma stavolta... era una cosa diversa.
Per un attimo, aveva avuto paura di crollare, scoppiando
a piangere come un bambinetto dell'asilo. Anni di pratica
nel soffocare i propri sentimenti lo avevano salvato almeno
da quell'umiliazione.
«D'accordo.» Si era sentito un groppo in gola grosso come
un macigno. «Qualunque cosa le sembri giusta.»
«Ci sono delle regole.»
Le regole non gli avevano mai impedito di fare quello
che voleva. Di solito le calpestava, a volte le prendeva a
calci nei denti, ma non erano mai state un ostacolo per lui.
Notando l'espressione severa di Philip, aveva deciso che il
minimo che poteva fare fosse di mostrarsi interessato. «La
ascolto.»
«Basta con i furtarelli da quattro soldi. Basta recitare la
parte del duro a oltranza. Volare è una faccenda seria.»
Volare. Una parola che aveva il potere di prosciugargli
la bocca e fargli battere forte il cuore.
Questo Law non era uno che parlava a vanvera. Si era
veramente offerto di insegnargli a volare. Probabilmente
pensava che gli avrebbe cambiato la vita, il che significava
che era alle prese con un altro uomo di buone intenzioni
che avrebbe finito per deludere, ma che importanza aveva?
Al termine di un breve conciliabolo interiore, Zach era
giunto alla conclusione che non era un problema suo. Pur
di volare, avrebbe promesso qualunque cosa.
Quanto difficile poteva essere, darsi una regolata?
Smettere di rubacchiare sarebbe stato facile. Tanto, i
ragazzi lì non avevano molto che valesse la pena portar
via. Lui li derubava solo per ripagarli del disprezzo che dimostravano
nei suoi confronti, non perché voleva le loro
cose. Avrebbe preferito morire piuttosto che farsi vedere
in giro con una delle loro ridicole felpe firmate.
«Va bene.» Aveva mantenuto un tono casuale. «Credo di
poterlo fare.»
E l'aveva fatto. Da quel giorno in avanti, la sua vita aveva
avuto uno scopo: volare.
Tutto quello che faceva era con quell'unico obiettivo in
mente.
La matematica e la fisica gli erano sembrate materie inutili
e noiose insegnate a una classe di trenta ragazzi
dall'aria inebetita, ma applicate alla scienza del volo lo avevano
affascinato. Affamato di conoscenza, si era gettato
anima e corpo nello studio e il suo cervello era sbocciato
come una rosa al sole di maggio.
Ma quello che letteralmente adorava era l'aereo in
quanto tale.
Philip se lo era portato dietro tutte le estati finché non
aveva avuto l'età per imparare. La prima volta che gli aveva
dato il permesso di toccare i comandi, le mani di Zach
avevano tremato al punto da fargli venire il dubbio che sarebbero
precipitati in mare.
Quando Philip gli aveva detto che aveva un talento na18
turale, si era gonfiato di qualcosa che prima non aveva
mai sperimentato.
L'orgoglio.
La lode era stata un balsamo per il suo spirito depresso,
lo aveva nutrito e, alla lunga, liberato.
A terra la sua vita era una strada a fondo cieco, in aria
riusciva a vedere oltre il sole abbagliante e le nuvole candide,
verso un mondo senza limiti, pieno di possibilità.
Vedeva la speranza.
Con l'apparecchio aveva stabilito una profondità di comprensione
mai raggiunta con un altro essere umano.
Una volta, un'assistente sociale gli aveva detto che l'unica
cosa nella quale eccelleva era rovinare tutto. Dal momento
che lo aveva sorpreso mentre cercava di introdursi
nel suo ufficio per fare delle aggiunte al rapporto che aveva
preparato su di lui, Zach non aveva potuto negare che
fosse vero. Anzi, gli era sembrato un ragionevole compendio
delle sue potenzialità. Finché non aveva preso in mano
la cloche di un aereo. In quell'istante, aveva capito che c'era
un'altra attività nella quale eccelleva.
Da quel giorno in avanti, volare era diventato il fulcro
della sua esistenza.
Volare lo riempiva di adrenalina, soddisfaceva il suo bisogno
di avventura e metteva in pari i conti. In aria, era
uguale a chiunque altro. Anzi, no, superiore. Il più delle
volte, i passeggeri non si degnavano di parlare con il pilota,
così lui era libero di fare quello che amava mentre
qualche imbecille con più soldi che intelligenza lo pagava
per farlo.
Per la prima volta in vita sua, si era messo alla prova.
Aveva sfidato i suoi limiti e li aveva superati.
Aveva estratto da Philip tutte le informazioni delle quali
era in possesso, ma la sua sete non si era placata. Non si
era placata nemmeno quando lui e sua moglie gli avevano
aperto le porte della loro casa, di fatto adottandolo. Dopo
aver trascorso gli anni della formazione intrappolato e
impotente, qualcosa in lui anelava alla libertà. Perché restare
nel Maine quando là fuori c'era un intero mondo che
aspettava di essere scoperto?
Aveva volato in posti che la maggioranza dei piloti preferiva
evitare, posti selvaggi e disabitati, incluse alcune
zone remote dell'Alaska del tutto prive di piste di atterraggio
e con temperature in grado di ghiacciare un aereo a
mezz'aria, finché, al termine di un lungo girovagare non
era tornato sull'isola che, nei giorni buoni, riusciva quasi a
vedere come la sua casa.
La sua reputazione di pilota gli era valsa un'immediata
offerta di lavoro da parte della Maine Island Air, la compagnia
che trasportava merci e passeggeri tra le isole della
baia.
Zach non voleva quel genere di vita.
Per lui, volare era sinonimo di libertà. Non si sarebbe
mai lasciato condizionare dagli orari e dalle richieste di
qualcun altro, anche perché, grazie a un colpo di fortuna e
grazie all'istinto che lo aveva portato a vivere sempre al limite,
ora aveva un aereo tutto suo.
Così, invece di accettare il lavoro ringraziando, aveva
messo a frutto il cervello affilato che Philip aveva riconosciuto
e si era reso conto che un considerevole numero di
super ricchi possedeva delle proprietà attorno a Penobscot
Bay. Di solito, arrivavano a Boston a bordo dei loro jet
privati e avevano bisogno di un mezzo di trasporto veloce
e personalizzato per raggiungere le loro case delle vacanze,
o i loro yacht. Avevano bisogno di un pilota capace
di scendere ovunque, su una stretta striscia di terra o di
mare.
Per una tariffa che gridava vendetta a Dio, Zach offriva
quel servizio.
Personalizzato?
Oh sì, era perfino capace di intrattenere i suoi passegge20
ri con calici di champagne ghiacciato e tartine al caviale
servite su vassoi di argento, anche se non lo consigliava,
perché, con i venti trasversali che imperversavano sulla
baia, l'unica cosa che non poteva garantire era un volo lineare,
privo di sballottamenti.
Non cessava mai di stupirlo vedere quanto alcune persone
erano disposte a pagare per avere il privilegio di scegliere
l'orario, il posto e, forse ancora più importante, l'esclusività.
La settimana scorsa, in un singolo volo destinato
a trasportare un ricco banchiere e la sua famiglia dal
loro jet privato alla loro isola privata, aveva incassato una
somma di denaro che gli sarebbe bastata per tutto il mese.
Era un furto, ma per una volta dal lato giusto della legge.
In questo modo, poteva concedersi il lusso di selezionare
i clienti e riusciva a mettere da parte dei fondi con i quali
finanziava i progetti che lo interessavano.
Se le tante persone che lo avevano liquidato come un rifiuto
umano, un reietto della società lo avessero visto adesso,
si sarebbero soffocate nell'ipocrisia delle loro false
buone intenzioni.
Guardando indietro, lui divideva sempre la sua vita in
due parti. Prima del volo e dopo il volo. Prima del volo era
un periodo che preferiva dimenticare, un periodo in cui il
mondo gli era sembrato un posto angusto e inospitale, irto
di pericoli. Dopo il volo... era il mondo in cui viveva adesso
e gli piaceva tantissimo.
Zach completò i soliti controlli pre-decollo con un sorriso
che gli aleggiava sulle labbra.
Era una bella mattina d'estate nel Maine e oggi l'uomo
che avrebbe contribuito a mantenere il suo stile di vita rispondeva
al nome di Nik Zervakis, un milionario greco-americano
che sarebbe arrivato a Boston e voleva che una
delle sue amiche venisse trasportata direttamente su Puffin
Island. Il che significava che, per far volare una princi21
pessa viziata sulle acque dalla baia, Zach avrebbe intascato
un compenso stellare.
L'uomo d'affari che c'era in lui era soddisfatto.
Il mascalzone gongolava sotto i baffi, sogghignando beffardamente.

....CONTINUA IN LIBRERIA IL 9 GIUGNO!


Adesso passiamo al regalino destinato ad una sola fortunata lettrice che seguirà interamente questo Blog Tour. Una copia omaggio del romanzo Qualcosa di meraviglioso gentilmente offerta da HarperCollins Italia cerca casa!

a Rafflecopter giveaway


4 Giugno - Ritorno a Puffin Island. Presentazione del nuovo libro (con Incipit). Leggere Romanticamente
6 Giugno – Presentazione dei personaggi. I libri: il mio passato, il mio
8 Giugno – Estratti. Devilishly Stylish
9 Giugno – Recensione in Anteprima. Starlight Book’s
10 Giugno – Curiosità Q&R con Sarah Morgan. Everpop


Buona lettura! ^_^

19 commenti:

  1. Risposte
    1. Ho dimenticato di mettere l'email: lonely_dreamer@hotmail.it

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  2. Partecipo davvero molto volentieri. Sono una fan della Morgan e ho letto tutti i suoi libri. Sono tantissimo curiosa di conoscere la storia di Zack e Brittany.
    La mia email è: fra.ballanti@gmail.com

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  3. Partecipo volentieri al blogtour. La storia di Zack e Brittany mi piace già

    RispondiElimina
  4. La mia mail é lauradomy@hotmail.it

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  5. Mi piace un sacco l'incipit! Si ho davvero voglia di leggere questo libro ^_^

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  6. Non vedo l'ora di leggerlo, ho adorato il primo libro!!!!

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  7. Mi è stato segnalato questo libro..veramente bello partecipo volentieri..la mia email è bebatag@gmail.com

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  8. Partecipo molto volentieri ;-)
    Ho sentito solo parlare bene di questo romanzo e l'incipit promette bene ♡
    Lettori fissi: Rosy Palazzo
    email: rosy.palazzo1612@gmail.com
    Facebook e Google +: Rosy Palazzo
    Non ho Twitter!
    Grazie mille per l'opportunità ♡

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  9. Partecipo con piacere! Mi piace Sarah Morgan ma la Puffin Island ancora non l'ho letta
    mila.mali@hotmail.it

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  10. partecipo sicuramente con piacere di Sarah Morgan ho un pò alla volta acquistato tutta la serie dei fratelli O' Brian dopo aver vinto il secondo ad un giveaway ed ora che ho tutta la serie devo iniziare a leggerla per poterli leggere uno dopo l'altro ed apprezzarli meglio, di sicuro non mi lascio scappare questa succulena opportunità di mettere in Wl anche questi di Sarah, e poter seguire questo blog tour per conoscere meglio il libro provo a partecipare ma di sicuro non sono così fortunata da vincerlo ahahah
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    e mail stefania6831@virgilo.it
    seguo già da tempo le vostre pagine facebook compresa quella dei i libri il mio passato,il mio presente il mio futuro.
    incrocio le dita e alla prossima tappa

    RispondiElimina
  11. partecipo volentierissimo!
    Luigi Dinardo
    luigi8421@yahoo.it

    RispondiElimina
  12. Partecipo molto volentieri, non conoscevo questa serie bellissima :)
    Ho letto L'incipit, mi ha colpito moltissimo.
    Mi è venuta voglia di immergermi nelle pagine di questo libro, mi ha colpito tanto questa frase:
    - «Non ho chiesto io di avere una vita di merda. Non è che
    sono entrato in un ristorante ordinando un hamburger gigante
    di infelicità con contorno di miseria.»
    «Soltanto perché ti servono qualcosa, non significa che
    tu debba mangiarla. Possono metterla nel piatto e piazzartela
    davanti, ma nessuno ti costringe a inghiottirla. La
    gente può dire che sei un delinquente buono a nulla e tu
    puoi crederci, oppure dimostrare che si sbagliano. Quello
    che è successo nel passato non è stata colpa tua. Quello
    che succederà nel futuro dipende dalle tue decisioni. Puoi
    prenderne di buone, oppure restare lì a guardare tutto che
    va a rotoli e trascorrere il resto della tua vita ad accusare
    gli altri per quello che ti è capitato.»
    " Diciamo che è quello che penso io in alcuni momenti "
    1) Seguo tutti i blog con il nome: Elisa Pellino
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    Grazie per la partecipazione, Buona Fortuna a Tutti :)
    Ps: Scusatemi se sono stata troppo precisa xD

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  13. Partecipo molto volentieri sarà Morgan scrive molto bene ed è molto romantica grazie
    fufi58@live.it

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  14. Buongiorno felice di partecipare grazie !
    Letto l'incipit e devo dire bello e coinvolgente da leggere senza dubbio !!!
    La mia mail :marianna1056@hotmail.it

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  15. adoro sarah morgan :)
    marialice pompilii
    rosaspina86@gmail.com

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  16. Bellissimo incipit!sono molto curiosa di leggere il resto;)
    GFC/FB: Chicca Tamburrino
    e-mail: pleadi@inwind.it

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  17. La trama di questo secondo romanzo della serie mi piace molto! E anche l'incipit è interessante :D
    Partecipo volentieri!
    email: scottodicarloanna@hotmail.it

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